Quale paura dello strap-on





(Quale paura dello strap-on, mostra fotografica, 2013)


Mi guardo allo specchio. Cerco qualcosa di diverso, qualcosa di spaventoso. Sento che qualcosa è cambiato; il mio corpo potrebbe essere mostruoso, anormale, anomalo. Mi avvicino allo specchio, voglio che qualcuno mi filmi e mi fotografi. Sono sicura che qualcosa sia cambiato; qualcosa dev'essere cambiato.


Lo strap-on mi sta un po' largo, tiro le corde sui fianchi per farlo stare su.

Il mio corpo non è uguale a prima eppure è identico a prima. Ciò che faccio, quotidianamente, può cambiare la mia anatomia? Ho paura di perdere la mia femminilità. Lotto per affermarla, ma mi accorgo che non so esplicitarne le caratteristiche. Ci provo. Femminilità: tutto ciò che eccita l'uomo eterosessuale. Ci riprovo. Femminilità: tette grandi, fianchi larghi, culo sodo. No, ci provo ancora. Femminilità: muoversi in modo armonioso, essere docile, accondiscendente, paziente, obbediente, dolce, civettuola. Non va bene. Femminilità: trucco, vestiti succinti, tacchi alti, mostrare la carne, avere i capelli lunghi.

Il dildo nello strap-on si è girato, lo spingo con delicatezza per rimetterlo nella posizione giusta.

 La penetrazione non è un atto femminile. Se uso le dita per penetrare mi sento più femminile. Mi guardo allo specchio, con la paura di vedermi maschile. Quel dildo non mi sembra un pene. Allora forse è usarlo che mi spaventa. Immagino uomini che penetrano donne: le donne sono abbandonate, gli uomini hanno il controllo della situazione. Eppure la Dworkin dice che nell'atto della penetrazione è l'uomo a scomparire nella donna, è la donna a possedere l'uomo. Ho paura di avere il controllo? Il dildo è uno strumento di controllo? C'è per forza una relazione di potere nel sesso?

Oggi non mi depilo. Però metto le mie mutandine migliori, quelle con i fiocchetti.

 La Wittig dice che la Donna non esiste, che esistono le donne. La Donna è una costruzione sociale che nasce dal rapporto tra le classi uomini (sociali) e donne (sociali). La femminilità non esiste come non esiste la Donna. Io mi ci sono adattata senza rendermene conto e ora ho paura di perderla perché ci ho costruito sopra la mia identità. È una certezza, un pilastro che mi tiene su. I miei pilastri sono l'eterosessualità, la femminilità, il piacere della penetrazione a tutti i costi.

Mi siedo a gambe aperte; lo strap-on è freddo a contatto con le mie cosce nude.

 Se faccio un gesto non canonicamente femminil-eterosessuale, il mio corpo come diventa? La mia
femminilità scompare? Perché ho così tanta paura? Mi guardo allo specchio: il mio corpo è diverso, ora ho un dildo, un vibratore, una clitoride, una vagina, un corpo che sente, una vista che gode. Mi guardo nel video e nelle foto e mi vedo diversa: il mio corpo è diverso, ma è finalmente intero, riunito, indivisibile. Ha nuovi tratti, nuove dimensioni, nuove sensazioni. Non gli mancava niente perché non può mancargli niente.

This entry was posted on 9.11.2013 and is filed under . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response.