sabato 24 maggio 2008

17-05-08 Nicola è ognuno di noi




Resta la necessità impellente di combattere l’odio e l’intolleranza, di tracciare strade che tendano alla pace e all’accettazione […]So che bisogna farlo ORA, che bisogna farlo NELLA MIA CITTA’ e so che dobbiamo farlo NOI. Noi che conosciamo ancora il valore di una stretta di mano all’Altro, noi che non abbiamo bisogno di girare in centro in branco per sentirci forti, noi che abbiamo il coraggio di volare anche fino all’altro capo del mondo per costruire un’amicizia, noi che non scordiamo e utilizziamo la memoria per edificare e non distruggere ancora e ancora, noi che siamo e saremo ANTIFASCISTI/E E CONTRO LA VIOLENZA SEMPRE e che non accetteremo MAI di abbassarci ai loro livelli.

venerdì 23 maggio 2008

DONNE SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Da anni un gruppo di donne e madri, grazie anche all'insipienza e all'incapacità di questa Amministarzione Comunale e degli uffici Casa preposti, è costretto a vivere in alloggi Ater occupati, in condizioni di estrema precarietà, con l'incubo costante dello sgombero. Non si tratta di cittadine extracomunitarie o di "perfide" rom, ma di giovani donne veneziane con figli minorenni nati sotto le ali del "leon".

Quando il diritto all'abitare diventa un privilegio non ci sono case nè per i cittadini stranieri nè per i veneziani.

La guerra tra poveri che così può innescarsi ostacola e preclude la soddisfazione di un diritto universale di cittadinanza come la casa.

Da giovedì 22 Maggio queste donne occupano simbolicamente uno spazio importante del centro storico di Venezia.

Vengono difese e sostenute dal comitato Casa Santa Margherita, dal Sindacato Unine Inquilini, dai militanti del partito di Rifondazione Comunista.

Si sono installate in uno dei salotti di Venezia perchè da anni sono accampate in attesa di un alloggio pubblico. Secondo questa Amministrazione, targata partito Democratico, le case pubbliche sono poche. Forse è anche vero ma se non si restaurano quelle vuote e si vendono 170 alloggi per acquistarne poi 30 (strepitoso il cespite di guadagno) quelle poche saranno sempre meno e l'emergenza casa non potrà che aumentare. La precedenteAmministarzione comunale per casi analoghi era riuscita a trovare un'accordo con l'Ater - sanando di fatto situazioni di occupazione - dimostrando che si possono superare i limiti assurdi della Legge regionale vigente.

Reiterare il male è diabolico ma ripetere una cosa giusta è senz'altro un bene.

Le donne che difendono il loro diritto all'abitare chiedono:

* un incontro urgente con il Sindaco Cacciari e con l'Assessora Mara Rumiz
* l'avvio da parte del Comune di Venezia di una trattativa con l'Ater e con la Giunta Regionale per sanare quei casi di occupazione evidentemente determinati da gravi problemi sociali
* il ripristino del punto d'ascolto (URP) in Assessorato Casa per tutti gli utenti
* il rilancio delle politiche comunali sul problema della casa

donne e mammme veneziane

L'iniziativa è sostenuta dal collettivo VENGOPRIMA!

mercoledì 21 maggio 2008

Quante cristiane bugie

Legge 194

Angela Azzaro
Nell'editoriale di Famiglia cristiana di questa settimana quello che dà più fastidio non è tanto l'attacco alla legge 194 e la richiesta rivolta al Parlamento perché la modifichi visto che ci sono i numeri. E' un leit motiv che sentiamo ogni giorno, da destra e anche dal Pd. No, non è questo. Non è neanche il fatto che avviene a poche ore dal trentesimo anniversario della sua approvazione, il 22 maggio del 1978. Quello che dà più fastidio sono le motivazioni: cioè una falsificazione della realtà. Secondo il settimanale cattolico, la normativa che regola l'accesso all'interruzione di gravidanza sarebbe responsabile «dell'inverno demografico», cioè del fatto che nascono meno bambini e bambine.
Non è così. E i dati lo dimostrano. La legge ha avuto un altro scopo: quello di impedire alle donne di morire sotto i ferri delle mammane. E un altro risultato: da quando esiste gli interventi sono dimezzati. Per Famiglia cristiana questi dati non valgono, non vale la vita delle donne che si sono potute salvare. La loro vita conta zero. Vale invece l'ideologia da imporre contro la scelta delle donne, il loro corpo, il loro desiderio.
Ma come mai un giornale che si presume serio arriva a dire cose non vere? Qual è l'obiettivo? L'obiettivo è evidente. Non è attaccare la legge in quanto tale, ma il valore che in questi trent'anni di vita ha assunto: l'autodeterminazione delle donne sul loro corpo, la loro libertà di scelta. E' questo che dà fastidio, è questo che si vuole cancellare, ristabilendo un dominio storico.
La legge, quando fu approvata, fu il frutto di un compromesso tra Dc, Partito comunista e movimento delle donne, a sua volta diviso tra chi voleva una normativa e chi chiedeva la depenalizzazione. Non è la migliore legge possibile. Ha tanti nei che hanno permesso ai suoi detrattori di svuotarla sistematicamente dall'interno. Nonostante tutto è riuscita, grazie al movimento delle donne che si è battuto per far uscire l'aborto dalla clandestinità, a diventare una legge importante. Ma oggi coloro che si battono per difendere l'autodeterminazione vengono descritte da Famiglia cristiana come «frange di femministe fuori dalla storia».


20/05/2008 da Liberazione

venerdì 16 maggio 2008

Comunicato e invito dall'assemblea cittadina

Si lotta e si crea anche per ricordare chi ci è stato affine. Non ha importanza se Nicola si dichiarasse antifascista o meno. In questi anni di ripensamenti e ricombinazioni sociali, culturali, politiche, esistenziali, abbiamo imparato a definirci non per quello che siamo ma per ciò che non siamo. A differenza dei suoi assassini Nicola non era nazista, non era fascista, non era razzista, non era leghista, non era un reazionario. Sappiamo ciò che non siamo, ciò che saremo dobbiamo inventarlo. Lontani dalle passioni tristi, gioiosamente, naturalmente, vivere come l'aria che si respira, come ha fatto Nicola. Skate: ebrezza e surf dell'anima. Montagna: tregua, respiro, silenzio. Colore arancio: vitalità e spiritualità. Immaginazione. Vita contro la morte.

Gruppi culturali, teatrali, musicali, associazioni sociali, migranti, individualità, giovani e meno giovani, con esperienza politica e no. Nella sala Lucchi colma di persone, si è svolta l'assemblea aperta cittadina per la promozione della manifestazione del 17 maggio. Molti gli interventi, le proposte, le idee, le riflessioni. Un esempio di comunicazione e informazione che si alimentano per formare socialità diffusa e un'etica fatta di memoria, immaginazione e concretezza. Ricordare Nicola, non permettere che la sua vita e il suo assassinio siano dimenticati, questo il sentimento più diffuso negli interventi. Da qui le molte proposte, come la posa di una targa commemorativa a Porta Leoni e l'intitolazione di un centro giovanile/biblioteca. Il corteo sarà aperto, comunicativo, partecipato, in cui la città parlerà con la città, le identità si meticceranno con Verona, perchè è con la solidarietà e la relazione che può nascere una nuova sensibilità.

Per sconfiggere l'intolleranza, il razzismo, la discriminazione è necessario far appello alla coscienza civile di Verona e alla sua capacità di autocritica come atto d'amore verso la città stessa, perchè è proprio dalle condizione estreme che possono nascere pensieri e pratiche vivificanti, perchè è proprio dal dissenso che possono nascere sensibilità, coscienza, saperi nuovi. E' necessario quindi costruire progetti per nuove sensibilità, forme di vita libere, culture innovative e non sottomesse, valorizzare le esperienze di gestione reticolare dal basso, le diversità di genere e di desiderio, di molteplicità di orientamento e identità (glbtq), la lotta accanto ai migranti e contro la guerra, l'impegno per la giustizia sociale, contro la condizione precaria del lavoro, per il diritto alla casa, la creazione di mercati autogestiti (terra/ambiente/produzione/rivoluzione dei consumi). Una nuova sensibilità ha bisogno di creare in maniera cooperativa forme e strumenti di comunanza, dall'aria all'acqua fino alla produzione informatizzata e alle reti.

"C'è fascismo in ogni buca" ci suggeriscono Gilles Deleuze e Felix Guattari. Usciamo all'aperto quindi, fuori dalle logiche gerarchiche, di appartenenza, di potere e di micropotere, per creare una nuova sensibilità non autoritaria.

Assemblea aperta cittadina di Verona

giovedì 15 maggio 2008

Manifestazione 17 Maggio...


giovedì 8 maggio 2008

Quando la tempesta inizia a placarsi...

Ecco pochi pensieri dopo alcuni giorni dalla spaventosa aggressione a Nicola.Benazir riflette e si fa sentire in questi giorni così difficili.Ognuna di noi ama Verona, una Verona diversa: aperta all'altro, non indifferente, antifascista.E' la Verona che sogniamo, che vogliamo, che costruiremo.

Quando la violenza si manifesta così come ci si deve sentire?Quando la violenza è sostenuta da una politica contro l'altro cosa dobbiamo fare?Mi pongo questa domanda ma la sento lontana. In questo momento non penso a cosa devo (dovremmo) fare, sento solo PAURA. Paura che mi lacera, che mi pietrifica.

La politica intera si dissocia dall'accaduto e lo condanna, ma in realtà è proprio la politica, una parte della politica, che ultimamente ha alimentato un senso di insicurezza nelle persone, diffondendo notizie false, cercando nello straniero e in qualsiasi "diverso" un motivo d'odio, contro cui l'insensibile e ignorante italiano medio possa scagliarsi per sentirsi meglio.

Anche questa volta la distanza mi fa male: fa male non poter unire le proprie lacrime, la propria voce a quelle di chi, come voi, è li.[…] ed è con questa notizia che tragicamente, paradossalmente sento di nuovo e più chiaro che mai il mio legame con Verona. Un legame che resterà sempre, dovessi vivere dall'altra parte del mondo. E’ a causa di questo legame che le botte prese da quel ragazzo, le sento fisicamente sul mio corpo, come se le avessero date a me. Lui, io, una di noi, chiunque...

Verona è la nostra città.Verona è un gioiello: colline, fiume, viuzze e castelli.Io sono innamorata di Verona, dei luoghi che hanno fatto parte del mio vissuto per 20 anni.[…]
Ma non si può passeggiare senza notare che è una città in qualche modo scollegata dai suoi abitanti. Il centro storico non è vissuto, la gente passa, sfila, transita. Sfoggia. Il loro volto non è presente, vivo.Il clima sociale è teso, non è tranquillo.E questo si respira dappertutto.

Secondo me l'importante è che riusciamo ancora ad indignarci, a sentire il peso, l'enorme gravità di quello che succede tutti i giorni a Verona.E un'altra cosa: per quanto difficile dobbiamo cercare di non avere paura. Perchè purtroppo a Verona un clima di paura c'è già, ed è quello che sta facendo soffocare la nostra città.

Ho sempre pensato che le risposte dovesseroessere rumorose, stonate perchè più udibili: quelle che sto sentendoora mi indignano quasi più di quanto accaduto.

Penso che sia un problema di educazione ma il ragazzo che si è costituito faceva il liceo classico. La cultura è ancora astratta e ancora slegata dall'esperienza. Che fare? Non lo so ma anche per me il silenzio non è la via. Il silenzio delle parole inutili, che riproducono stereotipi banali quello è necessario, ma servono voci che parlino dritte al cuore della gente, che dicano che l'altro fa parte di noi che è diverso quanto noi lo siamo per lui.

Quando si incontra l'altro, si abbassano le difese e si guarda in faccia la paura, si salta per scoprire che in fondo al burrone c'è un prato che accoglie e protegge

VERGOGNA... vergogna per una città e i suoi cittadini, che ripudia ciò che la storia dovrebbe averci insegnato, vergogna per un odio che a nessuno di noi dovrebbe appartenere...

Sotto ai nostri piedi ora c'è un baratro, sta a noi, tutti/e noi, colmarlo e renderlo un suolo praticabile e sicuro; è ora di SVEGLIARSI!! è ora di gridare a squarciagola il nostro basta!! questo silenzio assordante non è una soluzione, ma è solo un altro modo di lavarsene le mani...

C’è la delusione. La delusione per tutte le lotte, tutte le volte in cui ho detto NO. La delusione perché evidentemente non è bastato, perché le modalità non erano efficaci.


Oggi è un momento difficile, in questo limbo tra inferno e bellezza, sconcertate dalla paura, la tentazione e di sdraiarsi a pancia in giù e non guardare. Rimanere così, sopravvivere in silenzio alla violenza. Ma la mente viaggia, il cuore batte più forte e il sangue mi arriva alla tesa, così i pensieri mi costringono ad alzarmi in piedi e guardare in faccia la violenza. La lotta deve continuare,la mia,la nostra rumorosa lotta contro la violenza, la paura non ci fermerà, da essa nasce l’esigenza di una nuova riflessione alimentata dalla stessa voglia di vivere, dalla desiderio di stare con l’altro nel rispetto delle diversità. Rimaniamo in piedi,rimani in piedi Benazir, continuiamo a camminare , continuiamo, lo dobbiamo a Nicola, a tutte le vittime, a noi per rimanere vive. In piedi

Violenza, violenza dappertutto: per le strade, nelle case,...E questa violenza la si ritrova in quello scempio che è diventata la politica oggi, una politica che usa solo parole violente e di odio (magari camuffate sotto vari nomi. 'Sicurezza' e 'famiglia' e 'vita' quelli che vanno per la maggiore in questo periodo) per etichettare e dividere le persone: cittadini regolari contro immigrati, eterosessuali contro omosessuali, 'fascisti' contro 'comunisti', sempre in una separazione netta tra buoni e cattivi, tra normali e anormali. Un modo di procedere per continue dicotomie laceranti e distruttive, incapace di cogliere le sfumature.E questa violenza e questa politica si nutrono dell'ignoranza, del menefreghismo, del silenzio, del 'tanto non possiamo farci niente noi' della maggiorparte della gente.

Resta la necessità impellente di combattere l’odio e l’intolleranza, di tracciare strade che tendano alla pace e all’accettazione […]So che bisogna farlo ORA, che bisogna farlo NELLA MIA CITTA’ e so che dobbiamo farlo NOI. Noi che conosciamo ancora il valore di una stretta di mano all’Altro, noi che non abbiamo bisogno di girare in centro in branco per sentirci forti, noi che abbiamo il coraggio di volare anche fino all’altro capo del mondo per costruire un’amicizia, noi che non scordiamo e utilizziamo la memoria per edificare e non distruggere ancora e ancora, noi che siamo e saremo ANTIFASCISTI/E E CONTRO LA VIOLENZA SEMPRE e che non accetteremo MAI di abbassarci ai loro livelli.