Archive for marzo 2008

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Né una né due: baciandoci da lontano
Ripensando Luce Irigaray


Non piangere un giorno riusciremo a dirci. E quello che diremo sarà più bello delle nostre lagrime. Fluidissime.
Luce Irigaray, questo sesso che non è un sesso

La donna non è de-finibile, è in-significante per se stessa: sei donna se non hai il pene.

Ha vissuto nella paura di doversi aprire a comando. Come una scatola. Adesso impara con fatica ad aprirsi come e quando piace a lei. Come ogni uomo che vorrà toccarla non comprenderà. Come ogni donna comprende in un solo istante. Impara con fatica a cucire o scucire le sue labbra come e quando vuole: sono sue, tutte e quattro.

Non ho bisogno di essere riempita o completata, non sono fatta per essere colmata. Cerco la mia felicità tattile.

Noi così diversi eppure così vicini, quando ci incontriamo intrecciamo fili di parole, amico mio.

Non nasconderti amore. Vorrei prenderti per mano e farti sentire come si muore e si rinasce in un secondo. E dimmi ti prego che dalla tua paura si può ricominciare.

Così quello che loro desiderano è precisamente niente, e nello stesso tempo è tutto

Venute alla luce donne, divenute madri e figlie oscurate dall’ombra del legame, nella relazione tra la luce e ombra ritrovarsi donne.

Bisogna proprio che impariamo a parlarci per riuscire a baciarci da lontano.
Luce Irigaray, questo sesso che non è un sesso.

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Mercoledì 26 Marzo
Ore 18:30
Presso il bar ART & CHOCOLATE
Pescheria vecchia 9/a


Né una né due. Baciandoci da lontano

Ripensando a Luce Irigaray



“Mentre le nostre labbra tornano rosse. Si muovono, vogliono parlare. Stavi dicendo? Cosa? Niente. Tutto. Sì. Abbi pazienza. Dirai tutto. Comincia con quello che senti, adesso, subito.
Il tutto verrà di seguito.”

Luce Irigaray “Questo sesso che non è un sesso”

Butler...

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Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina

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Prefazione

Postfazione
Da decretare da parte dell'Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute oppure in quella della prossima legislatura.


Prefazione
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di costituirsi in assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna, sono le sole cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre in una dichiarazione solenne i diritti naturali inalienabili e sacri della donna, affinché tale dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza posa i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere in ogni momento comparati con il fine di ogni istituzione politica, ne siano più rispettati, affinché i reclami delle cittadine, fondati ormai su principi semplici e incontestabili, si volgano sempre al mantenimento della costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti.
Di conseguenza, il sesso superiore in bellezza come in coraggio, nelle sofferenze materne, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'Essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.
Articolo primo. La Donna nasce libera ed è eguale all'uomo nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune.
II.Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: tali diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza, e soprattutto la resistenza all'oppressione.
III.Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione, che non è altro che la riunione della Donna e dell'Uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitare una autorità che non ne derivi espressamente.
IV.La libertà e la giustizia consistono nel rendere tutto quello che appartiene agli altri; così l'esercizio dei diritti naturali della donna non ha limiti se non la tirannia perpetua che l'uomo gli oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.
V.Le leggi della natura e della ragione vietano tutte le azioni nocive alla società: tutto quello che non è vietato da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare quello che tali leggi non ordinano.
VI.La Legge deve essere l'espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e Cittadini devono concorrere, personalmente o tramite loro rappresentanti, alla sua formazione; la legge deve essere eguale per tutti: tutte le Cittadine e tutti i Cittadini, essendo eguali ai suoi occhi, devono essere egualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblico, secondo le proprie capacità; e senza altra distinzione che non sia quella delle loro virtù e dei loro talenti.
VII.Per nessuna donna si farà eccezione: la donna è accusata, arrestata, e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a tale Legge rigorosa.
VIII.La Legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non in virtù d'una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.
IX. Nel caso di ogni donna dichiarata colpevole la Legge eserciterà ogni rigore.
X. Nessuno deve essere infastidito per le proprie opinioni, anche fondamentali. La donna ha il diritto di salire sul patibolo; deve avere egualmente quello di salire sulla Tribuna; purché le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.
XI. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché tale libertà assicura la legittimazione dei padri nei confronti dei figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, sono madre d'un figlio che vi appartiene, senza che un barbaro pregiudizio la forzi a dissimulare la verità; salvo a rispondere dell'abuso di tale libertà nei casi determinati dalla Legge.
XII.La garanzia dei diritti della donna e della Cittadina necessita un'utilità maggiore; tale garanzia deve essere istituita per il vantaggio di tutti, e non per l'utilità particolare di coloro cui è data.
XIII.Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d'amministrazione, i contributi della donna e dell'uomo sono eguali; la donna partecipa a tutti i servizi, a tutte le occupazioni penose; deve dunque partecipare egualmente alla distribuzione di posti, di impieghi, di cariche, di dignità e dell'industria.
XIV.Le Cittadine e Cittadini hanno il diritto di constatare di persona o tramite propri rappresentanti la necessità della contribuzione pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che grazie all'ammissione di una divisione eguale, non solo nella fortuna, ma anche nell'amministrazione pubblica, e di determinare la quota, l'imponibile, la copertura e la durata delle imposte.
XV.La massa delle donne, coalizzata per la contribuzione con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, a ogni agente pubblico, della sua amministrazione.
XVI.Ogni società, in cui non è assicurata la garanzia dei diritti, né è determinata la separazione dei poteri, non ha una costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione.
XVII. Le proprietà sono di tutti i sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno può esserne privato in quanto vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, constatata legalmente, lo esiga a tutta evidenza, e a condizione di una giusta e preventiva indennità.
Postfazione
Donna, svegliati; la campana a martello della ragione si fa intendere in tutto l'universo; riconosci i tuoi diritti. Il potente imperio della natura non è più circondato di pregiudizi, di fanatismo, di superstizione e di menzogne. La fiaccola della verità ha dissolto tutte le nuvole della tupidità e dell'usurpazione. L'uomo schiavo ha moltiplicato le sue forze, ha avuto bisogno delle tue per spezzare le sue catene. Una volta libero, è divenuto ingiusto verso la sua compagna. O donne! Donne, quando cesserete di essere cieche? Quali sono i vantaggi che avete raccolto nella Rivoluzione? Un disprezzo più marcato, un disdegno più segnalato - che cosa dunque vi resta? La convinzione delle ingiustizie dell'uomo. Il reclamare il vostro patrimonio, fondato sui saggi decreti della natura; che cosa avrete da temere per una così bella impresa? La buona parola del Legislatore delle nozze di Cana? Temete che i nostri legislatori francesi, correttori di questa morale, a lungo aggrappata ai rami della politica, ma che non è più di stagione, vi ripetano: donne, che cosa c'è di comune tra voi e noi? Tutto, dovreste rispondere. Se si ostinano, nella loro debolezza, a mettere questa inconsequenzialità in contraddizione con i loro principi; opponete coraggiosamente la forza della ragione alle vane pretese di superiorità; riunitevi sotto gli stendardi della filosofia; dispiegate tutta l'energia del vostro carattere, e vedrete presto questi orgogliosi, non servili, adoratori rampanti ai vostri piedi, ma fieri di dividere con voi i tesori dell'Essere Supremo. Qualunque siano le barriere che vi si oppongono, è in vostro potere di affrancarle; dovete solo volerlo. Passiamo ora al quadro spaventoso di ciò che siete state nella società; e dato che si tratta, in questo momento, di una educazione nazionale, vediamo se i nostri saggi Legislatori penseranno in modo sano sull'educazione delle donne.
Le donne hanno fatto più del male che del bene. La costrizione e la dissimulazione sono state la loro divisione. Quel che la forza aveva loro sottratto, l'inganno glielo ha reso; hanno potuto ricorrere a tutte le risorse del loro fascino, cui neppure l'uomo più irreprensibile poteva resistere. Il veleno, il ferro, tutto era loro sottoposto; comandavano al crimine come alla virtù: il governo francese, soprattutto, è dipeso, per secoli, dall'amministrazione notturna delle donne; il gabinetto non aveva segreti per la loro indiscrezione: ambasciata, comando, ministero, presidenza, pontificato, cardinalato; infine tutto quello che caratterizza la stupidità degli uomini, profano e sacro, tutto è stato sottoposto alla cupidigia e all'ambizione di questo sesso nel passato disprezzabile e rispettato, e dopo la rivoluzione, rispettabile e disprezzato.
In questa sorta di antitesi, quanti rimproveri ho da offrire! Non ho che un momento solo per farli, ma questo fisserà l'attenzione della posterità, anche la più arretrata. Sotto l'antico regime, tutto era vizioso, tutto era colpevole; ma si potrebbe percepire il miglioramento delle cose nella sostanza stessa dei vizi? Una donna non aveva bisogno che d'esser bella o amabile; quando possedeva queste due qualità, vedeva cento fortune ai suoi piedi. Se non ne approfittava, quella aveva un carattere bizzarro, o una filosofia poco comune, che la portava al disprezzo delle ricchezze; allora non era considerata che una testa malvagia; la più indecente si faceva rispettare con l'oro; il commercio delle donne era una specie di industria ammessa all'interno della prima classe, che, d'ora in avanti, non avrà più credito.
Se ne avesse ancora, la rivoluzione sarebbe perduta, e pur sotto nuovi rapporti, saremmo sempre corrotti; tuttavia la ragione può dissimularsi nel fatto che ogni altra strada verso la fortuna è chiusa per la donna che l'uomo compra, come lo schiavo sulle coste d'Africa.
La differenza è grande, si sa. La schiava comanda al padrone; ma se il padrone le concede la libertà senza ricompensa, e a un'età in cui la schiava ha perso ogni suo fascino, cosa diventa questa sfortunata? L'oggetto di disprezzo; le stesse porte della beneficenza le sono chiuse; è povera e vecchia, si dice; perché non ha saputo fare fortuna? Altri esempi ancora più toccanti si offrono alla ragione. Una giovane senza esperienza, sedotta da un uomo che ama, abbandonerà i suoi genitori per seguirlo; l'ingrato la lascerà dopo qualche anno, e più la donna sarà invecchiata con lui, tanto più la di lui incostanza sarà inumana; se anche ha dei bambini, lui l'abbandonerà lo stesso. Se l'uomo è ricco, si crederà dispensato dal dividere la sua fortuna con le sue nobili vittime. Se qualche impegno l'ha legato ai suoi doveri, ne violerà il potere confidando tutto nelle leggi. Se è sposato, ogni altro impegno perde i suoi diritti. Quali leggi restano da fare per estirpare il vizio fino alla radice? Quella della divisione delle fortune tra gli uomini e le donne, e dell'amministrazione pubblica. Si concede facilmente che colei che proviene da una famiglia ricca, guadagni molto con l'uguaglianza della divisione. Ma colei che proviene da una famiglia povera, con meriti e virtù; qual è il suo destino? La povertà e l'obbrobrio. Se non eccelle precisamente nella musica o nella pittura, non potrà essere ammessa ad alcuna funzione pubblica, anche quando ne abbia tutte le capacità. Non voglio che dare un assaggio delle cose, le approfondirò nella nuova edizione di tutte le mie opere politiche che mi propongo di offrire al pubblico entro qualche tempo, con alcune note. Riprendo il mio testo per quanto attiene ai costumi. Il matrimonio è la tomba della fiducia e dell'amore. La donna sposata può dare impunemente a suo marito dei bastardi, e la fortuna che non appartiene loro. Quella che non lo è, non ha che un debole diritto: le leggi antiche e disumane le rifiutano questo diritto, per i propri figli, al nome e ai beni del loro padre, e non si sono fatte nuove leggi su questa materia.
Se tentare di dare al mio sesso una consistenza onorevole e giusta, è considerato in questo momento un paradosso da parte mia, e tentare l'impossibile, lascio agli uomini a venire la gloria di trattare questa materia; ma, nell'attesa, la si può preparare attraverso l'educazione nazionale, attraverso la restaurazione dei costumi e attraverso le convenzioni matrimoniali.
Forma del contratto sociale dell'Uomo e della Donna
Noi N e N, mossi dalla nostra propria volontà, ci uniamo fino al termine della nostra vita, e per la durata delle nostre mutue inclinazioni, alle condizioni seguenti: intendiamo e vogliamo mettere le nostre fortune in comunità, riservandoci tuttavia il diritto di separarle in favore dei nostri figli, e di quelli verso cui possiamo avere un debole particolare, riconoscendo mutuamente che i nostri beni appartengono direttamente ai nostri figli, da qualunque letto provengano, e che tutti indistintamente hanno il diritto di portare il nome dei padri e madri che li hanno avuti; e ci imponiamo di sottoscrivere la legge che punisce l'abnegazione del proprio sangue. Ci obblighiamo ugualmente, in caso di separazione, di dividere la nostra fortuna, e di prelevare la porzione dei nostri figli indicata dalla legge; e in caso di unione terminata, colui che verrà a morire, rinuncerà alla metà delle sue proprietà in favore dei figli; e se l'uno morirà senza figli, chi sopravvive erediterà di diritto, a meno che colui che premuore non abbia disposto della metà del bene comune in favore di chi giudicherà in proposito.
Ecco pressappoco la formula dell'atto coniugale di cui propongo l'esecuzione. Alla lettura di questo scritto bizzarro, vedo alzarsi contro di me i bacchettoni, i puritani, il clero e tutta la sequela infernale. Ma in che misura ciò offrirà ai saggi quanto ai mezzi morali per arrivare alla perfettibilità di un governo onorato! Ne vado a dare in poche parole la prova fisica. Il ricco Epicureo senza figli trova ottima cosa andare presso il suo vicino povero ad aumentare la sua famiglia. Quando ci sarà una legge che autorizzerà la donna del povero a far adottare al ricco i suoi figli, i legami della società saranno rafforzati, e i costumi più moralizzati. Questa legge conserverà, può darsi, il bene della comunità, e conserverà il disordine che conduce tante vittime negli ospizi dell'orrore, della bassezza e della degenerazione dei principi umani dove, da tempo, geme la natura. Che i detrattori della sana filosofia cessino dunque di protestare contro i costumi primitivi, ove si vanno a perdere dentro la fonte delle loro citazioni 2 .
Vorrei anche una legge che avvantaggiasse le vedove e le signorine ingannate dalle false promesse di un uomo a cui queste si siano attaccate; vorrei, dico, che questa legge forzasse un incostante a mantenere i suoi impegni, o a un'indennità proporzionata alla sua fortuna. Vorrei ancora che questa legge fosse rigorosa contro le donne, almeno per quelle che avranno la faccia di ricorrere a una legge che avrebbero infranto con la loro cattiva condotta, se fossero state messe alla prova. Vorrei, allo stesso tempo, come ho esposto nella felicità primitiva dell'uomo, nel 1788, che le ragazze pubbliche fossero poste nei quartieri designati. Non sono le donne pubbliche che contribuiscono più alla depravazione dei costumi; queste sono le donne della società. Recuperando le ultime, si modificano le prime. Questa catena d'unione fraterna offrirà in un primo tempo il disordine, ma in seguito, produrrà alla fine un insieme perfetto.
Offro un mezzo invincibile per elevare l'anima delle donne; è di unirle a tutti gli esercizi dell'uomo: se l'uomo si ostina a trovare questo mezzo impraticabile, che egli divida la sua fortuna con la donna, non a suo capriccio, ma attraverso la saggezza delle leggi. Il pregiudizio cade, i costumi si moralizzano, e la natura riprende tutti i suoi diritti. Metteteci pure il matrimonio dei preti; il re, rinforzato sul suo trono, e il governo francese non saprà più perire.
Sarebbe ben necessario che dicessi qualche parola sui turbamenti che causa, si dice, il decreto il favore degli uomini di colore, nelle nostre isole. Si ha dove la natura freme d'orrore; si ha dove la ragione e l'umanità, non hanno ancora toccato le anime indurite; si ha soprattutto dove la divisione e la discordia agitano i loro abitanti. Non è difficile indovinare gli istigatori di questi fermenti incendiarii: ve ne sono anche in seno all'Assemblea Nazionale: essi accendono in Europa il fuoco che deve abbracciare l'America. I coloni pretendono di regnare da despoti su uomini di cui sono i padri e i fratelli; e disconoscendo i diritti della natura, ne cercano la fonte fino nella più piccola tinta di loro sangue. Questi coloni inumani dicono: il nostro sangue circola nelle loro vene, ma lo disperdiamo tutto, se è necessario, per saziare la nostra cupidigia, o la nostra cieca ambizione. È in questi luoghi, i più vicini alla natura, che il padre disconosce il figlio; sordo ai richiami del sangue, ne soffoca ogni fascino; cosa si può sperare della resistenza che gli si oppone? Reprimerla con la violenza, è renderla terribile; lasciarla ancora nei ferri, significa instradare tutte le calamità verso l'America. Una mano divina sembra diffondere attraverso tutto l'appannaggio dell'uomo, la libertà; la legge sola ha il diritto di reprimere questa libertà, se degenera in licenza; ma deve essere uguale per tutti, è questa che l'Assemblea Nazionale deve racchiudere nel suo decreto, dettato dalla prudenza e dalla giustizia. Possa la legge agire anche per lo stesso della Francia, e rendersi allo stesso modo attenta ai nuovi abusi, come lo è stata con gli antichi, che divengono ogni giorno più spaventosi! Mia opinione sarà ancora di riconciliare il potere esecutivo con il potere legislativo, perché mi sembra che l'uno sia tutto, e l'altro non sia niente; da ciò deriverà, sfortunatamente, può darsi, la perdita dell'Impero francese. Considero questi due poteri come l'uomo e la donna 3 , che devono essere uniti, ma uguali in forza e in virtù, per bene amministrare.


[1] Da Parigi al Perù, dal Giappone fino a Roma, l'animale più stupido, a mio avviso, è l'uomo.
[2] Abramo ebbe figli molto legittimi da Agar, serva di sua moglie.
[3] Alla straordinaria cena di M. de Merville, Ninon domanda: chi è l'amante di Luigi XVI? Le si risponde, è la Nazione; questa amante corromperà il governo, se prende troppo imperio.

Olympe de Gouges (Montauban, 7 maggio 1748 – Parigi, 3 novembre 1793) è stata una drammaturga e giornalista francese che visse durante la rivoluzione francese e lottò affinché le donne ottenessero gli stessi diritti degli uomini.

Nel 1791 pubblicò la dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui dichiarava l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna. Nel 1793 fu ghigliottinata perché si era opposta all'esecuzione di Luigi XVI e aveva osato attaccare Robespierre.


Informazione da Wikipedia

Relazione sul tavolo 1: Violenza

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Violenza sulle donne

Capire di che stiamo parlando.

I numeri.

6.743.000 donne fra 14 e 59 anni sono state vittime di violenza fisica e sessuale nel corso della vita.
Circa 5.000.000 donne hanno subito violenze sessuali.
Circa 3.961.000 donne hanno subito violenze fisiche.
Circa 1.000.000 donne hanno subito stupri o tentati stupri.
Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner.
Il 17,3% delle donne con un expartner ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner.
Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo.
Il 96% delle violenze subite da un non partner non vengono denunciate.
Il 93% delle violenze subite da un partner non vengono denunciate.
Il 91,6% di stupri non è denunciato.
Il 63,9% delle donne che subiscono violenza nel corso della vita sono donne separate e divorziate.
Il 3,5% di stupri e tentati stupri sono commessi da estranei.
Il 23,8% di stupri e tentati stupri sono commessi da amici.
Il 12,3% di stupri e tentati stupri sono commessi da conoscenti.
Il 17,4% di stupri e tentati stupri sono commessi da fidanzati o ex fidanzati.
Il 20,2% di stupri e tentati stupri sono commessi da mariti o ex-mariti.

Il 21% delle violenze sessuali avviene per strada.
Il 14% delle violenze sessuali avviene in auto.
Il 65% delle violenze sessuali avviene a casa propria o di amici o parenti.

I valori più elevati si hanno per le donne residenti nel Nord-est, nel Nord-Ovest e nel Centro, e per quelle nei centri metropolitani.

Fonte: dati ISTAT 2006


Le tipologie

La violenza familiare si presenta nella forma della violenza composita e trasversale, si associano varie tipologie di violenza: fisica, psicologica, economica, sessuale.

Violenza fisica: picchiare con o senza l’uso di oggetti. Spintonare, tirare per i capelli, dare schiaffi, pugni, calci, strangolare, ustionare, ferire con un coltello, torturare, uccidere.

Violenza psicologica: minacciare, insultare, umiliare, attaccare l’identità e l’autostima, isolare, impedire di controllare le reazioni della donna con gli altri, sbattere fuori casa, rinchiudere in casa.

Violenza economica: sottrarre alla donna il suo stipendio, impedirle qualsiasi decisione in merito alla gestione dell’economia familiare, obbligarla a lasciare il lavoro o a impedirle di trovarsene uno, costringerla a firmare documenti, a contrarre debiti, a intraprendere iniziative economiche, a volte truffe, contro la sua volontà.

Violenza sessuale: fare battute e prese in giro a sfondo sessuale, fare telefonate oscene, costringere ad atti o rapporti sessuali non voluti, obbligare a prendere parte alla costruzione o visione di materiale pornografico, stuprare, rendersi responsabili di incesto, costringere a comportamenti sessuali umilianti o dolorosi, imporre gravidanze, costringere a prostituirsi.


Le dinamiche

La violenza familiare può insorgere in qualsiasi momento della relazione: a volte si presenta subito, a volte si verifica in concomitanza della nascita di un figlio; a volte subentra dopo tanti anni di matrimonio; anche la frequenza e la gravità degli episodi di violenza sono estremamente variabili.
La violenza familiare consiste in una serie di strategie agite dal partner al fine di poter esercitare il proprio controllo sulla compagna, spesso anche sui figli.
Il partner violento agisce in modo tale da creare un clima di tensione e d’isolamento che si realizza attraverso minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna; è in questo clima che s’inscrive l’episodio di violenza. Solitamente la frequenza e la gravità degli episodi tendono ad aumentare col tempo, sino a quando le donne, dopo vari tentativi di ricomposizione e recupero della relazione (tentativi che vedono la messa in campo di varie strategie di sopravvivenza, quali la minimizzazione degli episodi di violenza e l'autocolpevolizzazione), non decidono di sottrarre se stesse e i propri figli a tale situazione di sopraffazione.

Alcuni stereotipi da abbattere

"La violenza domestica è presente in contesti familiari culturalmente ed economicamente poveri."
La violenza domestica è un fenomeno trasversale: non è riconducibile a particolari fattori sociali, né economici, né razziali, né religiosi.

"La violenza domestica è causata da occasionali e sporadiche perdite di controllo."
La violenza domestica risponde alla volontà di esercitare potere e controllo sulle donne; per questa ragione l'episodio violento non è quasi mai leggibile come un atto irrazionale, ma è quasi sempre un atto premeditato.
Gli stessi aggressori affermano che picchiare è una strategia finalizzata a modificare i comportamenti delle proprie compagne.

"La violenza domestica è causata dall'assunzione di alcool e/o droghe."
Esistono alcoolisti e tossicodipendenti non violenti, così come esistono uomini violenti, tossicodipendenti e alcolisti, che agiscono condotte violente in assenza di assunzione di alcool e/o droghe; la grande maggioranza degli uomini violenti non è né alcolista né tossicodipendente.

"La violenza domestica non incide sulla salute delle donne.”
La Banca Mondiale riconosce la violenza domestica come un problema di salute pubblica, in quanto incide gravemente sul benessere psico-fisico delle donne.

"I partner violenti sono portatori di psicopatologie."
Solo il 10% dei maltrattatori presenta problemi psichiatrici. L’attribuzione della violenza a soggetti psicotici è solo un " escamotage" per tenere separato l'ambito della violenza da quello della normalità, è una forma di esorcizzazione.

"I partner violenti hanno subito violenza da bambini."
Non esiste necessariamente un rapporto di causa-effetto tra violenza subita nell'infanzia e violenza agita da adulti.

"Alle donne che subiscono violenza piace essere picchiate."
Le donne scelgono la relazione, non la violenza.
Tanti sono i fattori e i vincoli che trattengono le donne e impediscono loro di prendere in tempi brevi la decisione di interrompere una relazione violenta: la paura di perdere i figli, le difficoltà economiche, l’isolamento, la disapprovazione da parte della famiglia, la riprovazione e la stigmatizzazione da parte della società.

A Roma

La violenza maschile sulle donne, una delle più grandi vergogne dei nostri tempi, attraversa ogni ambito di vita della donna (casa, lavoro, famiglia, vita pubblica, quotidianità) e ogni estrazione sociale, ogni spazio e ogni tempo. La più visibile, sconcertante e orrenda evidenza della mancanza di rispetto e di considerazione degli uomini nei confronti delle donne, della reputazione della donna al pari di merce.
Il 23 febbraio a Roma, in 40 donne, s’è cercato di andare più a fondo, di capire, di confrontare pensieri e pratiche.
Da dove nasce questa violenza? Cosa le permette di vivere e alimentarsi giorno dopo giorno? Cosa fa sì che spopoli nelle famiglie-bene, compiuta da parte di uomini istruiti e realizzati, soprattutto nell’avanzato e civilissimo Nord?
Partecipano al dibattito donne giovani e più anziane, donne che lavorano da anni in centri antiviolenza e giovani facenti parti di collettivi relativamente recenti, femministe lesbiche e femministe eterosessuali, donne che vengono da sud, da nord, dal centro, donne che scelgono il separatismo a priori e donne che credono che la nuova prospettiva del femminismo sia l’apertura verso gli uomini che mostri non sono. Di tutto un po’ insomma: il mondo femminista è splendido perché è vario.

_Origini – Cause_
Quale può essere la prima risposta se non la cultura patriarcale che predomina, che relega la donna in una posizione subalterna. È questa cultura che pretende, che giustifica, che mistifica e banalizza la violenza alterandone la pesantezza delle conseguenze sui corpi, le menti e le vite delle donne violate.
È questa cultura che fa sì che i maschi vogliano in ogni momento il controllo. E se non lo hanno se lo prendono. Con la forza ovviamente.
Notiamo una scissione della donna in corpo e psiche. Il corpo viene percepito come luogo pubblico, mentre alla donna vuole essere negata la sfera pubblica nella vita della comunità.
La sfera pubblica è dei maschi, la privata è dedicata alle donne. Ed è questa separazione che alimenta e permette che la violenza maschile si scateni quando la donna esce dal “ruolo” e posizione che le hanno affibbiato, non rispondendo alle aspettative della cultura patriarcale.

_Vecchie e nuove conquiste_
In questo, il movimento femminista d’oggi raccoglie le conquiste di quello di ieri: finalmente si spezza la sfera privata della donna.
Il privato irrompe nel pubblico. Il movimento femminista, sancendo il motto il personale è politico, dà il via al lungo e tortuoso cammino (cifre e statistiche lo dimostrano, ad esempio quelle della percentuale di donne che denunciano le denuncie subite) verso la cessazione dell’omertà, della vergogna di denunciare, del perdono.
E lo fa anche e soprattutto attraverso l’autocoscienza, attraverso la condivisione tra donne.

_Pericoli_
Uno dei pericoli in agguato è senza dubbio la normalizzazione della violenza, complici i mass media. Bando a reazioni quali: ”La violenza maschile sulle donne sempre c’è stata e sempre ci sarà” o “che vuoi che sia, non è poi così grave…”. Altro campanello d’allarme che è necessario contrastare è la campagna familista portata avanti dal vaticano, la quale identifica e obbliga la donna a poter assumere uno di questi tre ruoli all’interno della famiglia: moglie, madre o prostituta. Quando la donna si rifiuta di prender parte a questo gioco che ha già stabilito il posto che le spetta, non rispetta le regole, e quindi va controllata ed intimidita.
E non dimentichiamo la funzione procreatrice che sta alla base della famiglia. La donna vale e viene tutelata in quanto possibile nonché probabile procreatrice, altrimenti la lotta per i diritti in quanto donna si fa particolarmente dura.


_La lucha_
Varie le pratiche messe a confronto dal gruppo eterogeneo. I punti su cui tutte si trovano in accordo sono:

- Importanza delle relazioni tra donne. Curare le relazioni tra donne ed eliminare la competitività: uccide la relazione. Necessità di unione e rete tra militanti.
- Rafforzamento della soggettività femminile attraverso le varie pratiche che appartengono ad ogni diverso gruppo: autocoscienza, corsi di difesa personale, …
- Non considerare le donne come debole vittima. Ha una forza che deve saper tirar fuori.
- Importanza di nominare correttamente la realtà. Per esempio: dire sempre violenza maschile, per evitare distorsioni e manipolazioni di quella che è la realtà.
- Importante un reddito e un apparato legislativo per le donne che possa sostenerle ed aiutarle dopo la denuncia di una violenza (qualcuna propone lavoro domestico stipendiato, altre dicono che così facendo c’è il pericolo di legittimare il confino della donna tra le mura domestiche, paradigma da cui si sta uscendo dopo anni di lotte e fatica)
- Rendere visibili tutti gli spazi di violenza, denunciarli tutti. Questo con la presenza concreta in occasione di processi per stupri o violenze sulla donna, anniversari di date importanti in questo senso.





Silvia

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SPUTIAMO SU HEGEL, LA DONNA CLITORIDEA E LA DONNA VAGINALE E ALTRI SCRITTI di Carla Lonzi, Scritti Rivolta Femminile

Questi scritti, sia quelli firmati da me che quelli firmati collettivamente, segnano le tappe della mia presa di coscienza dalla primavera del '70 ai primi del '72, stimolata dalla scoperta dell'esistenza del femminismo nel mondo e dai rapporti con le donne di Rivolta Femminile. Il rischio di questi scritti è che vengano presi come punti fermi teorici mentre riflettono solo un modo iniziale per me di uscire allo scoperto, quello in cui prevaleva lo sdegno per essermi accorta che la cultura maschile in ogni suo aspetto aveva teorizzato l'inferiorità della donna. Per questo la sua inferiorizzazione appare del tutto naturale. Le donne stesse accettano di considerarsi "seconde" se chi le convince sembra loro meritare la stima del genere umano: Marx, Lenin, Freud e tutti gli altri. Mi sono sentita stimolata a confutare alcuni tra i principi fondamentali del patriarcato, non solo di quello passato o presente, ma di quello prospettato dalle ideologie rivoluzionarie. Il nostro Manifesto contiene le frasi più significative che l'idea generale del femminismo ci aveva portato alla coscienza durante i primi approcci tra di noi. La chiave femminista operava come una rivelazione. Il bisogno di esprimersi è stato da noi accolto come sinonimo stesso di liberazione. "Sputiamo su Hegel" l'ho scritto perché ero rimasta molto turbata constatando che quasi la totalità delle femministe italiane dava più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione. Quando né rivoluzione, né filosofia, né arte, né religione godevano più della nostra incondizionata fiducia, abbiamo affrontato il punto centrale della nostra inferiorizzazione, quello sessuale. Durante una campagna per l'abolizione del reato di aborto mi sono chiesta: è più da schiave soggiacere all'aborto clandestino o al fatto di rimanere incinte se non si è provato piacere, cioè solo per soddisfare l'uomo? Chi ci ha obbligato a soddisfarlo a nostre spese? Nessuno. Li siamo vittime incoscienti, ma volontarie ("Sessualità femminile e aborto"). Perché la donna non ha la risoluzione nell'orgasmo assicurata come l'uomo? Qual è il suo funzionamento fisio-sessuale? E quello psico-sessuale? Qual è infine il suo sesso? Esistono donne clitoridee e donne vaginali: chi sono? Chi siamo? ("La donna clitoridea e la donna vaginale"). Prendendo coscienza dei condizionamenti culturali, di quelli che non sappiamo, non immaginiamo neppure di avere, potremmo scoprire qualcosa di essenziale, qualcosa che cambia tutto, il senso di noi, dei rapporti, della vita. Via via che si andava al fondo dell'oppressione il senso della liberazione diventava più interiore. Per questo la presa di coscienza è l'unica via, altrimenti si rischia di lottare per una liberazione che poi si rivela esteriore, apparente, per una strada illusoria ("Significato dell'autocoscienza nei gruppi femministi"). Per esempio, lottare per il domani, un domani senza condizionamenti per la donna, un domani così lontano che neppure noi ci saremo. L'uomo ha sempre rimandato ogni soluzione a un futuro ideale dell'umanità, ma non esiste, possiamo però rivelare l'umanità presente, cioè noi stesse. Nessuno a priori è condizionato al punto da non potersi liberare, nessuno a priori sarà così non condizionato da essere libero. Noi donne non siamo condizionate in modo irrimediabile, solo che non esiste nei secoli un'esperienza di liberazione espressa da noi.

Tratto da Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti, Scritti Rivolta Femminile 1, 2, 3

Ancora violenza

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comunicato stampa in merito all’aggressione perpetrata dai leghisti ai danni delle donne della Rete delle Donne di Parma.
Sabato 8 marzo, sul ponte di mezzo, la Rete, eterogenea ed autorganizzata, delle donne di Parma, ha indetto un presidio per la giornata della festa della donna. Il nostro intento non era quello di celebrare la giornata come semplice ricorrenza con le solite mimose, ma di rivedere la figura femminile all’interno della società e in relazione alla sua vita quotidiana. Ci riferiamo al modo in cui la donna sempre più frequentemente viene vista o come vittima di abusi sessuali o come carnefice della propria prole. E in entrambi i casi il modo in cui le istituzioni rispondono si concretizza in un controllo sempre maggiore delle libertà individuali e collettive (attacco alla legge 194, proposta di microchip tascabili in collegamento diretto con la questura, telecamere). Per condividere tali discorsi con tutta la città, ci siamo dirette verso piazza Garibaldi. Percorrendo via Mazzini siamo state accolte da militanti della Lega Nord che, “decorati” da celtiche e svastiche, ci hanno sarcasticamente applaudito, e poi insultato e minacciato con gesti volgari e intimidatori e, testuali parole: “venite qua, che vi violentiamo”, “troie”. Ancora una volta alcuni organi della stampa cittadina pubblicano informazioni non rispondenti alla realtà, che fanno passare gli aggressori per vittime, ribaltando gli avvenimenti. Chi regala violette alle donne per l’otto marzo e si dipinge come protettore per mezzo di ronde per la sicurezza è lo stesso che incita alla violenza sessista e all’intolleranza di qualsiasi genere.

Alcune fra le donne che hanno partecipato al presidio

sovranità, confini, vulnerabilità

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27 marzo 2008
Aula Magna Facoltà di Lettere e Filosofia
Via Ostiense, 234
h. 9.00 -18.00




h. 9.30-13

Prof. Wendy Brown, Università di Berkeley
Sovranità porosa, democrazia murata

Presiede: Prof. Giacomo Marramao
Interventi: Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Emanuela Fornari, Dario Gentili, Diana Sartori


h. 13- 14.30
Pausa pranzo


h. 14.30-18.00

Prof. Judith Butler, Università di Berkeley
Vulnerabilità e sopravvivenza: la politica “affettiva” della guerra

Presiede: Ida Dominijanni
Interventi: Francesca Brezzi, Manuela Fraire, Federica Giardini, Olivia Guaraldo, Giacomo Marramao


Pillola del giorno dopo

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Come agisce
Occorre precisare, innanzitutto, che la cosiddetta "pillola del giorno dopo" non è un metodo anticoncezionale e deve essere usata solo in caso di emergenza con una singola somministrazione di due compresse di un progestinico specifico (LEVONORGESTREL) dopo una rapporto non protetto.Se correttamente assunta, se ne riconosce attualmente un'efficacia di circa il 75%.Indicazioni, controindicazioni e possibili effetti collaterali dovranno essere di volta in volta accuratamente valutati dal medico prima della prescrizione.
Come si usa
Le compresse vanno assunte al più presto dal rapporto a rischio e comunque entro 48-72 ore. L'efficacia intercettiva sarà tanto maggiore quanto più precoce ne sarà stata l'assunzione.
Se la situazione anatomica lo consente, la contraccezione d'emergenza può essere attuata attraverso l'inserimento di una spirale entro 5 giorni dal rapporto a rischio; in questo caso l'efficacia sarà pari a circa il 95%.

Nuvaring

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Che cos'è
NuvaRing è un contraccettivo ormonale per uso vaginale. E' un anello flessibile, trasparente, quasi incolore con un diametro esterno di 54 mm ed un dimetro della sezione trasversale di 4 mm. Ogni anello contiene due ormoni sessuali femminili: l'etonogestrel (progestinico) e l'etinilestradiolo (estrogeno). Piccole quantità di questi due ormoni vengono rilasciate lentamente nel circolo sanguigno. Poiché le quantità rilasciate giornalmente sono basse, NuvaRing viene considerato un contraccettivo ormonale a basso dosaggio. Dal momento che NuvaRing rilascia due diversi tipi di ormoni, è un contraccettivo ormonale di tipo combinato. NuvaRing rilascia due ormoni sessuali femminili che prevengono il rilascio di una cellula uovo dalle ovaie. Se non vi è rilascio di una cellule uovo, non è possibile rimanere incinta. NuvaRing ha lo stesso effetto delle pillole contraccettive combinate (pillola). Uno dei vantaggi di NuvaRing è che non c'è bisogno di ricordarsi di prendere la pillola tutti i giorni.
Nuvaring, così come le pillole contraccettive, non protegge nei confronti dell'infezione da HIV (AIDS) o di qualunque altra malattia a trasmissione sessuale.
Come Usarlo
Potete inserire voi stesse NuvaRing nella vagina. Lavatevi le mani prima di inserire o rimuovere l’anello. Potete scegliere la posizione a voi più comoda, ad esempio stando in piedi con una gamba alzata, accovacciata o sdraiata. Una volta che NuvaRing è stato inserito non dovreste sentire alcunché. Se si avverte una sensazione fastidiosa, da corpo estraneo, spingere ulteriormente NuvaRing nella vagina in modo delicato. L’anello vaginale deve essere inserito nel giorno appropriato e lasciato in vagina per 3 settimane consecutive. L’anello deve essere rimosso esattamente 3 settimane dopo l’inserimento, lo stesso giorno della settimana. Ad esempio, se NuvaRing viene inserito mercoledì intorno alle 22, l’anello deve essere rimosso il mercoledì della terza settimana successiva, all’incirca alle ore 22. NuvaRing può essere rimosso agganciando il dito indice sotto l’anello oppure afferrando l’anello tra indice e medio e tirando verso l’esterno. L’anello usato deve essere posto nel sacchetto e smaltito insieme ai normali rifiuti domestici. Non gettare NuvaRing nel water.
Dopo un intervallo di una settimana, durante il quale generalmente si ha un’emorragia da sospensione, può essere inserito un nuovo anello (nello stesso giorno in cui è stato inserito nel ciclo precedente). L’emorragia da sospensione di solito inizia 2-3 giorni dopo la rimozione dell’anello e potrebbe essere ancora in atto nel momento in cui deve essere inserito il nuovo anello. Se si segue il regime suddetto, l’emorragia da sospensione avverrà ogni mese all’incirca negli stessi giorni.
Maggiori informazioni possono essere fornite dal vostro ginecologo di fiducia.
NuvaRing è disponibile in farmacia.

(da aied.it)

diaframma

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Il diaframma vaginale è una coppa di gomma morbida col bordo più spesso nel quale si trova una molla a spirale o una molla piatta oppure due archetti flessibili di metallo.
Esistono diaframmi di forma speciale utili in caso di utero retroverso e di prolasso vaginale.
La misura del diaframma da usare deve essere stabilita caso per caso dal medico, perché è molto importante che sia quella giusta.
E' bene fare una visita di controllo ogni sei mesi ed anche dopo un parto, o in seguito a variazioni di peso di almeno 4 kg in più o in meno.
Come agisce
La funzione del diaframma è quella di costituire una barriera meccanica tra vagina e utero, è di mantenere la crema o gelatina spermicida a diretto contatto con il collo dell'utero. Gli spermicidi si spalmano sul bordo interno della coppa oppure possono essere introdotti in vagina prima dell'inserimento del diaframma.
Come si usa
Il medico o la consulente insegnerà come mettere e togliere il diaframma che, spalmato con lo spermicida, va introdotto in vagina prima del rapporto e non deve essere tolto prima che siano trascorse 6 ore dall'ultimo rapporto sessuale.
Da ricordare, inoltre, che la crema spermicida perde di efficacia dopo 5 ore; perciò, se si vuole avere un rapporto quando sono trascorse più di 5 ore dall'applicazione del diaframma, occorre aggiungere altra crema o gelatina spermicida, senza togliere però il diaframma.
Dopo averlo tolto, il diaframma deve essere lavato con acqua fredda e sapone, accuratamente asciugato, e conservato cosparso di borotalco nella sua scatola.
Tenuto con cura, il diaframma durerà due anni e più.
Sicurezza
Il diaframma è senz'altro un ottimo metodo a disposizione della donna che non voglia o non possa ricorrere ad altri contraccettivi.
Il suo uso è anche indicato durante eventuali periodi di interruzione dell'uso della pillola.
Per raggiungere il massimo di sicurezza il diaframma deve essere:
della misura giusta;
ogni volta bene inserito in vagina;
sempre usato insieme ad una crema o gelatina spermicida;
usato ogni volta che si ha un rapporto sessuale, anche se incompleto.

Preservativo

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Il preservativo è una sottile guaina di gomma ad uso maschile che viene calzata sul pene eretto, prima di iniziare il rapporto sessuale, per impedire che il liquido seminale penetri in vagina.
Il suo uso è consigliabile nel caso in cui non si può ricorrere ad altri sistemi più sicuri; va usato in ogni rapporto sessuale anche se incompleto.
E' necessario abbinare sempre al preservativo l'uso di una crema o gelatina spermicida da introdurre in vagina alcuni minuti prima dell'inizio del rapporto, per ridurre i rischi nei casi di rottura (molto più frequenti di quanto si creda) o nei casi nei quali il preservativo si sfili in vagina.
Per un corretto uso del preservativo è bene ricordare che dev'essere sempre maneggiato con attenzione.
Se il profilattico non è dotato di serbatoio, bisogna lasciare lo spazio di un centimetro in punta per contenere il liquido seminale. Infine quando si estrae il pene (meglio se ancora in erezione) dalla vagina, bisogna tenere il preservativo con la mano alla base per evitare fuoriuscite di sperma.
Va ricordato che l'uso del preservativo costituisce attualmente l'unico metodo valido per evitare il contagio dell'A.l.D.S. nei rapporti sessuali a rischio.

(da www.aied.it)

Spirale

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La spirale (o IUD) è un dispositivo in plastica di forma varia, lungo circa cm 4 del peso di pochi grammi, su cui è avvolto un filo di rame.
Come agisce
I meccanismi di azione sono molteplici e non del tutto chiariti. Si può comunque dire che l'azione della spirale è collegata a modeste modificazioni locali della mucosa uterina, capaci - insieme a variazioni funzionali delle tube - di disturbare il processo di fecondazione e/o di annidamento dell'uovo.
A ciò si aggiunge, nelle spirali al rame, una riduzione della capacita fecondante degli spermatozoi.
Un recente studio condotto per conto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dimostrato che il più frequente meccanismo di azione della spirale è quello di prevenire la fertilizzazione dell'uovo, e perciò funziona più come contraccettivo che come miniabortivo.
Come si usa
Lo IUD dev'essere applicato e rimosso da un medico. Non occorre anestesia. Gli ultimi giorni del flusso mestruale sono il periodo migliore per l'applicazione, sia perché il collo dell'utero è un poco dilatato, sia perché la donna è certa di non essere incinta.
Lo IUD può essere inserito anche nelle donne che hanno effettuato un aborto: sarà opportuno attendere il primo ciclo mestruale dopo l'interruzione della gravidanza.
Dopo un parto la spirale potrà essere inserita quando, a distanza di 30-40 giorni, si riscontrerà il ritorno dell'utero alle sue normali condizioni di tono e volume.
Tutte le spirali hanno un filo terminale che fuoriesce dal collo dell'utero, per 3 o 4 cm, in modo che la donna stessa, specialmente dopo ogni mestruazione, possa agevolmente controllare la presenza dello IUD, introducendo un dito in vagina e ricercando il filo sul collo dell'utero. Infatti, I'espulsione spontanea dello IUD avviene più spesso nel periodo mestruale e nei primi mesi di uso del metodo.
L'uso della spirale nelle donne che non hanno mai partorito può provocare disturbi simili ai dolori mestruali, che tendono a regredire dopo i primi 2 o 3 mesi.
Le prime mestruazioni dopo l'applicazione dello IUD sono spesso più abbondanti e ci possono essere delle piccole perdite tra una mestruazione e l'altra. Sono molto rari i casi di disturbi, tali da rendere necessaria la rimozione della spirale (5% circa).
Prima di inserire lo IUD è necessario fare una visita ginecologica accurata ed un pap-test.
Allo stato attuale delle ricerche è da escludere che lo IUD provochi tumori.
Chi non la deve usare
Le infiammazioni dell'apparato genitale costituiscono una controindicazione all'applicazione dello IUD, mentre la nulliparità, l'utero retroflesso o precedente parto cesareo sono controindicazioni relative, da sottoporre caso per caso alla valutazione del ginecologo.
Perdite di sangue al di fuori delle mestruazioni richiedono accertamenti ed una eventuale terapia prima dell'applicazione.
Sicurezza
Lo IUD è uno dei metodi contraccettivi più efficaci (98-99%).
Poiché esiste la possibilità di un'espulsione parziale o totale inavvertita, la donna dovrebbe imparare ad accertare da sola la presenza dello IUD, soprattutto dopo ogni mestruazione. Occorre pertanto insegnare alla donna come individuare il collo dell'utero e l'orifizio esterno da cui fuoriesce il filo terminale della spirale.
E' opportuno sottoporsi ad una visita di controllo dopo il primo, il terzo e il sesto mese di uso e successivamente ogni sei mesi.
Lo IUD può essere usato per diversi anni; i dispositivi intrauterini medicati con rame vanno sostituiti seconda del tipo ogni 2, 3 o 5 anni. Dopo la rimozione, in genere si può introdurre un nuovo IUD nella stessa seduta.
Se una donna rimane incinta con la spirale inserita e decide di portare avanti la gravidanza, lo IUD può essere rimosso entro la 12a settimana per ridurre il rischio di un aborto con infezione, ma - se viene lasciato nell'utero - non provoca malformazioni al prodotto del concepimento

Preservativo

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Il preservativo è una sottile guaina di gomma ad uso maschile che viene calzata sul pene eretto, prima di iniziare il rapporto sessuale, per impedire che il liquido seminale penetri in vagina.
Il suo uso è consigliabile nel caso in cui non si può ricorrere ad altri sistemi più sicuri; va usato in ogni rapporto sessuale anche se incompleto.
E' necessario abbinare sempre al preservativo l'uso di una crema o gelatina spermicida da introdurre in vagina alcuni minuti prima dell'inizio del rapporto, per ridurre i rischi nei casi di rottura (molto più frequenti di quanto si creda) o nei casi nei quali il preservativo si sfili in vagina.
Per un corretto uso del preservativo è bene ricordare che dev'essere sempre maneggiato con attenzione.
Se il profilattico non è dotato di serbatoio, bisogna lasciare lo spazio di un centimetro in punta per contenere il liquido seminale. Infine quando si estrae il pene (meglio se ancora in erezione) dalla vagina, bisogna tenere il preservativo con la mano alla base per evitare fuoriuscite di sperma.
Va ricordato che l'uso del preservativo costituisce attualmente l'unico metodo valido per evitare il contagio dell'A.l.D.S. nei rapporti sessuali a rischio.



(da www.aied.it)

Pillola

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Come agisce
La contaccezione orale, la cosiddetta "pillola", si attua utilizzando un farmaco composto da due sostanze simili agli ormoni prodotti normalmente dalla donna (estrogeno e progesterone), che regolano tutta l'attività del suo apparato genitale.
La pillola crea una situazione simile a quella della gravidanza, mettendo a riposo le ovaie e bloccando la funzione ovulatoria.
Come si usa
Si comincia ad assumere la pillola dal 1° giorno delle mestruazioni, seguitando senza interruzioni a prenderne una al giorno, circa alla stessa ora, per un totale di 21 giorni.
Con le pillole attualmente in uso, la sicurezza contraccettiva inizia sin dal primo giorno di assunzione.
Finita la confezione, cioè al termine delle 21 pillole, si faranno seguire 7 giorni di intervallo e si comincerà una nuova confezione.
Nei giorni di sospensione comparirà una mestruazione del tutto simile a quella consueta, a volte più scarsa e di durata inferiore, generalmente non dolorosa.
Si tenga conto che l'effetto contraccettivo si mantiene anche nei sette giorni di pausa.
Se ci si dimentica di prendere una pillola, si cerchi di prenderla prima possibile, non superando in ogni caso le 12 ore di ritardo; se si supera questo limite di tempo, si continui ad assumere regolarmente la pillola, tenendo conto che la sicurezza contraccettiva sarà minore e che occorrerà quindi abbinare un altro metodo contraccettivo (per esempio preservativo).
Nei primi mesi di uso della pillola si hanno a volte nausea, tensione al seno, lieve aumento di peso, qualche leggera perdita di sangue al di fuori delle mestruazioni.
Generalmente questi disturbi scompaiono spontaneamente.
Esistono comunque diversi tipi di pillole, tutti efficaci allo stesso modo, ma con diverse combinazioni di ormoni, che consentono al medico e alla donna di scegliere il tipo più adatto.
Nel caso che la pillola venga assunta contemporaneamente ad altri medicinali, occorrerà consultare il medico, poiché esistono farmaci che possono ridurne l'efficacia contraccettiva (ad esempio antibiotici, tranquillanti, antiepilettici, carbone vegetale, purganti, ecc.).
In caso di vomito o di forte diarrea, nel dubbio che la pillola non sia stata assorbita, sarà bene abbinare un altro metodo contraccettivo.
E' buona norma non sospendere mai un metodo prima di averne programmato un altro.
Chi non la deve usare
Prima di iniziare ad usare la pillola bisogna sottoporsi ad una visita medica che comprenderà anche l'esame del seno.
Esistono infatti alcune controindicazioni:
gravi disturbi dell'apparato cardiocircolatorio;
gravi malattie del fegato;
presenza o sospetto di tumori;
perdita di sangue al di fuori delle mestruazioni di natura non accertata.
Per chi, invece, soffre o ha sofferto di frequenti emicranie, alta pressione arteriosa, vene varicose, asma, epilessia, disturbi psichici rilevanti, diabete, la pillola non è sempre controindicata, ma si deve decidere caso per caso se ne è possibile l'assunzione.
L'uso della pillola è sconsigliato anche alle adolescenti se non è ancora perfettamente avvenuta una completa maturazione del sistema ipotalamo-ipofisario.
Dovrà essere il medico a stabilire se e quali analisi debbono essere eseguite prima di iniziare l'uso della pillola e durante il trattamento; in questo modo si possono prevenire eventuali effetti collaterali.
E' bene eseguire sempre un esame citologico della cervice uterina (pap test o papnet o analoghi).
La pillola non provoca né cancro, né vene varicose, né riduzione della fertilità dopo la sua sospensione, né parti gemellari, diversamente da quanto affermano alcune credenze popolari. Ben più gravi sono i rischi dovuti a ripetuti aborti.
Dopo un aborto si può cominciare a prendere la pillola dal 1 giorno dall'intervento.
Esistono prove cliniche che la pillola presenta molti effetti benefici, quali:
- riduzione o assenza virtuale (per soppressione dell'ovulazione) di:
1) cisti ovariche funzionali (follicolari e luteiniche)
2) tensione premestruale
3) dismenorrea e dolori pelvici nel periodo ovulatorio
4) rischio di cancro ovarico
- riduzione di incidenza di gravidanze extrauterine
- riduzione del sangue mestruale con conseguente minore rischio di anemia da carenza di ferro
- minore incidenza di menorragie, perdite intramestruali e di irregolarità delle mestruazioni
- protezione dall'artrite reumatoide, dalle malattie infettive pelviche e dalla salpingite
- riduzione del 50% dell'incidenza del cancro endometriale
- riduzione del 50% della comparsa di mastodinia, di noduli benigni della mammella e di mastopatia fibrocistica.
Sicurezza
La pillola è praticamente sicura al 100%; i rari casi di fallimento sono dovuti in genere ad errori di assunzione.
Controlli
Il primo controllo medico, effettuato dopo tre mesi di trattamento, è utile per verificare la comparsa di eventuali effetti collaterali, il carattere delle mestruazioni, il peso corporeo, la pressione arteriosa.
Inoltre, dovranno essere ripetuti l'esame obiettivo generale, l'esplorazione vaginale e l'esame del seno. In seguito sarà sufficiente un controllo ogni sei mesi circa.
Durata del trattamento
La pillola può essere assunta continuativamente anche per lunghi periodi di tempo (alcuni anni), e non sono obbligatorie sospensioni del trattamento (finestre terapeutiche) se non in caso di disturbi o complicanze.
Infatti, risulta ormai scientificamente provato che il rischio di amenorrea post-pillola sia indipendente dalla durata della sua assunzione, né sono stati rilevati danni irreversibili a carico del sistema ipotalamo-ipofisi-ovaie.
Comunque non è opportuno sospendere frequentemente l'assunzione della pillola, oltre che per le considerazioni suddette, anche per il fatto che, in questa eventualità, I'organismo è costretto ogni volta ad adattarsi alla somministrazione ormonale; inoltre, durante la pausa vi è un aumentato rischio di gravidanza

da www.aied.it

QUEL CHE C’E’ NEL MIO CUORE di Marcela Serrano

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Feltrinelli, 2001

Camila, una reporter, cilena di nascita e da anni rifugiata negli Stati Uniti, ha appena perso il figlio. È disperata, in crisi con il marito e incapace di accettare l’aiuto della madre verso la quale nutre un devastante senso d’inferiorità. Malgrado la sua sofferenza, Camila accetta di fare un reportage in Messico. Giunge a San Cristóbal de las Casas, una sperduta cittadina i cui abitanti sostengono il mitico subcomandante Marcos. Qui incontra Reina Barcelona che, inconsapevolmente, riapre in lei antiche ferite poiché ha conosciuto sua madre nelle prigioni di Pinochet. Camila aveva cercato una precaria sicurezza nell’esilio, nel matrimonio e nella maternità; la madre invece era voluta restare in Cile a battersi contro il regime. Anche Reina è a fianco dei ribelli messicani. La vicenda di queste due donne coraggiose scuote Camila che, dopo alcune titubanze, si lascia coinvolgere nella lotta politica, anche per fare i conti con il passato e le proprie origini. E come le donne maya, alla fine, deve raccontare quel che c’è nel suo cuore: la storia di Reina Barcelona.

Nata a Santiago del Cile nel 1951, Marcela Serrano è una delle nuove voci della narrativa sudamericana. Con Feltrinelli ha pubblicato Noi che ci vogliamo così bene (1996), che ha vinto in Francia il premio Coté des Femmes, Il tempo di Blanca (1998), L’albergo delle donne tristi (1999), Antigua, vita mia (2000), Nostra Signora della Solitudine (2001) e Arrivederci piccole donne (2004).



Neruda non me ne voglia, ma certe volte sono stufa di essere donna. Quando ho partorito il mio unico figlio, ho ringraziato il cielo per il suo sesso: quanti problemi si sarebbe risparmiato per il solo fatto di nascere uomo!
È stato questo - l’essere donna – a infliggermi la peggiore delle sconfitte, quella che puoi subire soltanto quando una creatura è nata dal tuo corpo, dal tuo corpo di donna. Non sono una persona importante e la mia storia non ha niente di straordinario, è soltanto la storia di una giovane madre strappata a tale condizione. E questo fatto, sebbene anche il padre sia passato attraverso tutti i dolori possibili e immaginabili, ti rinchiude nella solitudine più totale: qualunque cosa accada, è una sensazione che non potrai mai condividere con nessuno. La paternità può essere un atto intellettuale: tu sei mio figlio perché i hanno raccontato che lo eri, non ti sei mai mosso nelle mie viscere, non ti ho mai sentito palpitare, e anche se i miei geni sono dentro di te, non sei nato carne della mia carne. Lo so che gli uomini del mondo intero mi odieranno per quanto sto per dire, ma alla mutilazione di un atto quasi intellettuale si può sopravvivere, a differenza della mutilazione di un atto violentemente carnale qual è il parto.

[…]

Fino a quel momento non mi ero resa conto di essere una donna convenzionale. Tutte noi, perché negarlo, nutriamo la segreta illusione di essere diverse. Crediamo che a guidarci non sia soltanto il risultato di quello che abbiamo respirato, di quello che abbiamo assorbito grazie a regole stabilite da altri, bensì una combinazione originale forgiata dalla nostra mente e dalla nostra volontà. Tutte noi ci saremo poste mille domande sul significato dello stare al mondo, e su qual è il mondo dove vogliamo stare, visto che le nozioni più elementari insegnano che se non ci piace quello che ci circonda possiamo reinventarlo, e quindi reinventarci. Ed è proprio tale reinvenzione - sebbene ci sia un prezzo da pagare – a situarti nel mondo e di fronte al mondo, da essa dipende la tua libertà con una madre come la mia, avrei potuto forgiarmi secondo canoni superiori alla media, e non l’ho fatto. Allora mi domando: il risultato sarebbe stato identico se fossi appartenuta all’altro sesso? Infatti alcune donne – tranne mia madre, naturalmente – sono vittime di qualcosa di terribile che impedisce loro la conquista del coraggio. Perché abbiamo tanta paura di quello che non è sicuro? Perché desideriamo navigare soltanto in acque calme e piatte? Che cosa ci hanno fatto al principio dei tempi per spingerci ad accumulare tanta paura? Intuisco che il mio timore è stato, da sempre, lo scatenarsi delle emozioni. In nome della convenzione, quindi, ho preso a forgiarle – le mie emozioni intendo – in un modo tale che inevitabilmente le andavo schiacciando, stritolando, il che significa confessare che stavo loro tarpando le ali. Probabilmente ho perso molto per strada per timore del rischio e di possibili dolori futuri, e sono sicura che a volte il presente mi è sfuggito di mano, per paura, e si è lasciato sedurre dal buonsenso, il peggiore di tutti i sensi, quello che banalizza tutto. Mi sono nascosta dietro le piccole vigliaccherie quotidiane, quelle che non escono allo scoperto, quelle che si vivono giorno dopo giorno senza clamore, per assicurarmi la tiepida certezza di camminare sempre lungo i binari del dovuto, evitando gli innumerevoli passi che comunemente vengono definiti inappropriati. Così mi attenevo a un’unica regola: la sicurezza. E la seguivo vivendo giorno per giorno, finché un colpo basso, ma davvero basso, mi ha scombussolata su tutta la linea. Come se invece di essere un quadro di Mondrian mi avessero costretto a trasformarmi in un quadro di Pollack.

[…]

Ci misi non più di dieci minuti a disfare i bagagli. Avevo seguito il suggerimento di viaggiare leggera, per cui nell’armadio avanzava un sacco di spazio dopo che vi ebbi sistemato i vestiti. Guardai dubbiosa il piccolo frigorifero vuoto, appoggiato sulla parete, in fondo alla camera, in mezzo ai mobili di legno che suggerivano l’idea di un salotto. Magari mi sarei comprata un po’ di frutta, mandarini o manghi, se era la stagione giusta. Dopo essermi rinfrescata mi guardai intorno: non riuscii a reprimere un sospiro di soddisfazione, favorito anche dai raggi di sole bianchi e caldi che invadevano la stanza. Per un attimo Washington mi parve appartenere a un’altra galassia. Esiste per una donna una sensazione più eccitante (e terrorizzante insieme, lo riconosco) del sentirsi fuori dalla portata degli altri, irraggiungibile per le persone vicine che, pur volendole bene, la soffocano senza quasi rendersene conto?

[…]
Ninoska mi sorrise come non potrebbe mai fare un uomo, come se le donne capissero tutto le une delle altre, dell’eternità. (Le uniche donne che possono contare su amiche autentiche sono quelle consapevoli del genere cui appartengono, l’avevo sentita dire un giorno, le altre rivaleggiano fra loro e si cavano gli occhi.)

LOTTO NON SOLO L'OTTO

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Tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta.

Oggi, 8 marzo, in molte città d’Italia partiti politici e sindacati occupano le piazze facendosi paladini dei diritti delle donne. Non tolleriamo più di essere strumentalizzate per l’ennesima volta a fini politici e, soprattutto quest’anno, elettorali.
Oggi è in corso un processo di controllo dall’alto delle vite e di corpi degli individui, uomini, ma soprattutto donne. Chi decide in materia di sessualità non sono le singole donne, ma i soggetti forti: Chiesa, Scienza, Politica.
Non diremo: “difendiamo la 194” perché rimane, per noi, una legge di compromesso. Dà molto in mano alla classe medica e molto toglie alle donne. L’articolo 9, infatti, che ammette l’obiezione, può diventare nei fatti la cancellazione della legge stessa.
Facciamo della libertà femminile il centro della questione.
Vogliamo essere libere e autonome di decidere del nostro corpo e della nostra sessualità.

Le donne non sono dove vi aspettate che siano.
Le donne sono ovunque.


COMUNICATO DI QUELLE CHE NON CI STANNO

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sulla repressione poliziesca a Bologna

Alle ore 17 del 1 marzo 2008, in via delle Belle Arti tre compagne del coordinamento Quelle che non ci stanno, che denuncia da anni la violenza maschile sulle donne, promuovevano un presidio per il 4 marzo, sotto il tribunale, in solidarietà ad una donna che denunciò nel settembre del 2006 colui che aveva cercato di stuprarla, tre uomini in borghese senza qualificarsi come forze dell’ordine le avvicinavano chiedendo loro di mostrare i documenti d’identità.
La digos solo in un secondo momento si qualificava, a seguito di molteplici richieste delle compagne che nel frattempo stavano cercando di contattare un’avvocata .
L’avvocata contattata consigliava loro di dare le generalità , ma la comunicazione veniva interrotta bruscamente dal sequestro del telefono cellulare da parte di un poliziotto.
Nel frattempo erano già arrivate sul posto 4 volanti della polizia. Alle compagne, circondate dalla polizia, veniva impedito di dare le generalità e intimato con violenza e prepotenza di salire in macchina.
Circondate da più di 15 poliziotti e digossini venivano quindi introdotte forzatamente sulla volante della polizia e condotte in questura con sirene spiegate. Giunte in questura venivano tutte e tre identificate con foto segnaletiche e impronte digitali di entrambe le mani e dei palmi, quindi intimidite e minacciate in svariati modi, trattenute per tre ore, alla fine delle quali, denunciate per rifiuto di dare le generalità e resistenza a pubblico ufficiale.
Durante questo fermo è stato loro impedito di comunicare all’esterno quanto stava accadendo, lasciandole in uno stato di totale isolamento.
Nel frattempo donne e lesbiche del coordinamento giungevano in solidarietà alle compagne in questura.
Denunciamo la violenza verbale tenuta da subito, le minacce continue, la volontà di impedire di comunicare sia all’esterno che tra loro, la violenza attuata con la presenza di più di quindici poliziotti che le accerchiava e le spingeva di forza in macchina, la scelta di un luogo isolato per effettuare il fermo che ancor di più impediva la visibilità di quanto stava avvenendo.
Denunciamo le minacce di perquisizione personale in questura, le modalità di identificazione avvenute attraverso foto segnaletiche e impronte digitali, l’arroganza, prepotenza, derisione tenuta.
Denunciamo la repressione che colpisce 3 compagne del nostro Coordinamento contro la violenza maschile .
Tutto questo per noi non è solo abuso di potere, ma intimidazione mirata all’attività politica delle donne e lesbiche.
Ricordiamo che questa repressione non ci è nuova: a novembre 2006 a Crevalcore, durante una manifestazione di denuncia di uno stupratore, la polizia teneva un comportamento fortemente intimidatorio e minaccioso nei confronti delle manifestanti, identificandole e cercando di impedire lo svolgimento stesso della manifestazione. IL 20 aprile 2007, durante una manifestazione in Cirenaica, in solidarietà ad una donna che aveva denunciato i suoi due stupratori, ancora una volta la digos minacciava Quelle che non ci stanno.
In questo caso unico neo della nostra presenza pubblica che ci teniamo
a comunicare è stato l’ostruzionismo delle forze dell’ordine, 4 uomini in borghese, che non si sono mai identificati come tali ed una donna che da un certo punto in avanti ha filmato e ripreso ogni nostro movimento.
In fase di conclusione della manifestazione mentre le donne che avevano partecipato scioglievano il corteo, per prendere ognuna la propria direzione, in forma subdola e senza che sussistesse nessun motivo specifico, la polizia provava a fermare ed identificare singole donne.
Allora noi ci chiediamo se il compito di questi operatori delle forze dell’ordine retribuiti anche da noi sia quello di impiegare numerose ore del proprio lavoro a controllare, identificare, provocare e magari denunciare le donne che provano a porre fine e a arginare le atrocità che nei loro confronti vengono agite.
Coloro che hanno come dovere la sicurezza non solo non ce la danno, non riuscendo ad impedire che avvengano gli stupri nè a perseguirne i colpevoli, ma aprono spazi ad atteggiamenti sessisti ostacolando e perseguendo noi .
Il paradosso è evidente e vogliamo che tutte ne siano al corrente.
Bologna, 2 marzo 2008
Quelle che non ci stanno