giovedì 8 maggio 2008

Quando la tempesta inizia a placarsi...

Ecco pochi pensieri dopo alcuni giorni dalla spaventosa aggressione a Nicola.Benazir riflette e si fa sentire in questi giorni così difficili.Ognuna di noi ama Verona, una Verona diversa: aperta all'altro, non indifferente, antifascista.E' la Verona che sogniamo, che vogliamo, che costruiremo.

Quando la violenza si manifesta così come ci si deve sentire?Quando la violenza è sostenuta da una politica contro l'altro cosa dobbiamo fare?Mi pongo questa domanda ma la sento lontana. In questo momento non penso a cosa devo (dovremmo) fare, sento solo PAURA. Paura che mi lacera, che mi pietrifica.

La politica intera si dissocia dall'accaduto e lo condanna, ma in realtà è proprio la politica, una parte della politica, che ultimamente ha alimentato un senso di insicurezza nelle persone, diffondendo notizie false, cercando nello straniero e in qualsiasi "diverso" un motivo d'odio, contro cui l'insensibile e ignorante italiano medio possa scagliarsi per sentirsi meglio.

Anche questa volta la distanza mi fa male: fa male non poter unire le proprie lacrime, la propria voce a quelle di chi, come voi, è li.[…] ed è con questa notizia che tragicamente, paradossalmente sento di nuovo e più chiaro che mai il mio legame con Verona. Un legame che resterà sempre, dovessi vivere dall'altra parte del mondo. E’ a causa di questo legame che le botte prese da quel ragazzo, le sento fisicamente sul mio corpo, come se le avessero date a me. Lui, io, una di noi, chiunque...

Verona è la nostra città.Verona è un gioiello: colline, fiume, viuzze e castelli.Io sono innamorata di Verona, dei luoghi che hanno fatto parte del mio vissuto per 20 anni.[…]
Ma non si può passeggiare senza notare che è una città in qualche modo scollegata dai suoi abitanti. Il centro storico non è vissuto, la gente passa, sfila, transita. Sfoggia. Il loro volto non è presente, vivo.Il clima sociale è teso, non è tranquillo.E questo si respira dappertutto.

Secondo me l'importante è che riusciamo ancora ad indignarci, a sentire il peso, l'enorme gravità di quello che succede tutti i giorni a Verona.E un'altra cosa: per quanto difficile dobbiamo cercare di non avere paura. Perchè purtroppo a Verona un clima di paura c'è già, ed è quello che sta facendo soffocare la nostra città.

Ho sempre pensato che le risposte dovesseroessere rumorose, stonate perchè più udibili: quelle che sto sentendoora mi indignano quasi più di quanto accaduto.

Penso che sia un problema di educazione ma il ragazzo che si è costituito faceva il liceo classico. La cultura è ancora astratta e ancora slegata dall'esperienza. Che fare? Non lo so ma anche per me il silenzio non è la via. Il silenzio delle parole inutili, che riproducono stereotipi banali quello è necessario, ma servono voci che parlino dritte al cuore della gente, che dicano che l'altro fa parte di noi che è diverso quanto noi lo siamo per lui.

Quando si incontra l'altro, si abbassano le difese e si guarda in faccia la paura, si salta per scoprire che in fondo al burrone c'è un prato che accoglie e protegge

VERGOGNA... vergogna per una città e i suoi cittadini, che ripudia ciò che la storia dovrebbe averci insegnato, vergogna per un odio che a nessuno di noi dovrebbe appartenere...

Sotto ai nostri piedi ora c'è un baratro, sta a noi, tutti/e noi, colmarlo e renderlo un suolo praticabile e sicuro; è ora di SVEGLIARSI!! è ora di gridare a squarciagola il nostro basta!! questo silenzio assordante non è una soluzione, ma è solo un altro modo di lavarsene le mani...

C’è la delusione. La delusione per tutte le lotte, tutte le volte in cui ho detto NO. La delusione perché evidentemente non è bastato, perché le modalità non erano efficaci.


Oggi è un momento difficile, in questo limbo tra inferno e bellezza, sconcertate dalla paura, la tentazione e di sdraiarsi a pancia in giù e non guardare. Rimanere così, sopravvivere in silenzio alla violenza. Ma la mente viaggia, il cuore batte più forte e il sangue mi arriva alla tesa, così i pensieri mi costringono ad alzarmi in piedi e guardare in faccia la violenza. La lotta deve continuare,la mia,la nostra rumorosa lotta contro la violenza, la paura non ci fermerà, da essa nasce l’esigenza di una nuova riflessione alimentata dalla stessa voglia di vivere, dalla desiderio di stare con l’altro nel rispetto delle diversità. Rimaniamo in piedi,rimani in piedi Benazir, continuiamo a camminare , continuiamo, lo dobbiamo a Nicola, a tutte le vittime, a noi per rimanere vive. In piedi

Violenza, violenza dappertutto: per le strade, nelle case,...E questa violenza la si ritrova in quello scempio che è diventata la politica oggi, una politica che usa solo parole violente e di odio (magari camuffate sotto vari nomi. 'Sicurezza' e 'famiglia' e 'vita' quelli che vanno per la maggiore in questo periodo) per etichettare e dividere le persone: cittadini regolari contro immigrati, eterosessuali contro omosessuali, 'fascisti' contro 'comunisti', sempre in una separazione netta tra buoni e cattivi, tra normali e anormali. Un modo di procedere per continue dicotomie laceranti e distruttive, incapace di cogliere le sfumature.E questa violenza e questa politica si nutrono dell'ignoranza, del menefreghismo, del silenzio, del 'tanto non possiamo farci niente noi' della maggiorparte della gente.

Resta la necessità impellente di combattere l’odio e l’intolleranza, di tracciare strade che tendano alla pace e all’accettazione […]So che bisogna farlo ORA, che bisogna farlo NELLA MIA CITTA’ e so che dobbiamo farlo NOI. Noi che conosciamo ancora il valore di una stretta di mano all’Altro, noi che non abbiamo bisogno di girare in centro in branco per sentirci forti, noi che abbiamo il coraggio di volare anche fino all’altro capo del mondo per costruire un’amicizia, noi che non scordiamo e utilizziamo la memoria per edificare e non distruggere ancora e ancora, noi che siamo e saremo ANTIFASCISTI/E E CONTRO LA VIOLENZA SEMPRE e che non accetteremo MAI di abbassarci ai loro livelli.

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