Il rischio di rimanere intrappolate dal desiderio altrui, o dal proprio desiderio che vuole tutelare ed esaudire il desiderio dell’altra/o cosicché diventi, o continui ad essere conciliante con il proprio : <
> è un rischio presente e realizzato da molte. Le relazioni vittime di questa “gabbia dorata” muoiono soffocate dalla pretesa di sopravvivenza, in una società che le assecondi e le accetti: un’omologazione bella e buona, una relazione che non vive di sé ma della proiezione di sé in un ente fittizio: il riconoscimento della società. Nella società sopravvive così il fantasma di una relazione, privata della carnalità di chi l’ha creata, senza io, senza tu che l’abbiamo messa al mondo, una marionetta senza anima. La realtà è che non c’è niente da salvare, nessuna di noi è o può ergersi a paladina della relazione con la R maiuscola, facciamo tutte parte di un gioco di scambi di baci e carezze, di abbracci. Non c’è nessuna relazione che possa annullarsi nell’utopia del tutt’uno, io e te non siamo uno, mai. L’idealizzazione di stampo platonico-cattolico dell’uno raggiungibile e desiderabile, è uno smacco per le relazioni. Le relazioni autentiche vivono della loro essenza ossia del piacere dello stare in relazione io con te, tu con me, a volte confusi, ma due, complici, ma due. La relazione rimane viva e si vivifica nella diversità, della diversità da ogni altra relazione, io e te siamo già qualcosa di nuovo, non c’è nessuna meta da raggiungere, un uno da diventare, siamo adesso e non saremo mai uno perché nasciamo di nuovo nel e per la relazione che sarà nata da due e nella nascita mantiene sempre la sua molteplicità. Allora il prendersi cura dell’altro non significa inglobarlo in sé, significa piuttosto lasciarlo essere liberamente altro, ponendosi innanzi ad esso come altro, rendendosi visibile, esponendosi come altro, l’altro potrà vedersi. <>, <>: chiedere di essere raccontata, lasciarsi dire e raccontare implica la consapevolezza dell’essere un soggetto non un oggetto, lo scambio fuori dalla logica del dare (del dovere) per ricevere, è uno scambio che è fonte fluidificante della relazione che si nutre della diversità per il piacere di essere due, la relazione per la relazione. La relazione avvicina, ci consente il contatto, il piacere del sentire il respiro dell’altro addosso, il tocco dell’altro, il toccare, sentirsi toccati e toccare ci concede la consapevolezza di non essere inglobata nell’altro, ogni senso ci parla di una relazione, ci dice del tu e dell’io, di una separazione, di due, di una lontananza: toccami, lasciati toccare, lascia che ti racconti, parlami, annusami, lasciati sentire, baciami, lasciati mangiare; la relazione che rimane molteplice non cancella, ma nasce sempre di-nuovo.
Le cose stanno cambiando, il mio stare in relazione sta diventando più consapevole di sé, fuori dalla logica della mitizzazione rimane invece attenta al proprio desiderio.
Valentina
26 aprile 2008
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