Archive for febbraio 2008

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LI SUPERIAMO....A DESTRA!
Vogliamo prendere parola pubblica per affermare e sostenere la difesa dell'ovulo non fecondato. Assistere muti al genocidio che vede straziate ogni mese milioni di cellule uovo, giunte a maturazione dopo un lungo percorso di circa un mese (gia' vita pulsante!) non può che lasciarci indignati.
Certi comunque del sostegno dichiarato dei politici, più responsabili e retti, già schieratisi contro l'aberrazione dell'aborto, chiediamo:

- il riconoscimento giuridico dell'ovulo non fecondato
- l'istituzione della banca del mestruo con impianti per la rianimazione dell'ovulo espulso
- la condanna di tutte le donne che hanno la presunzione di disporre e disperdere le risorse che Dio ha riposto nei loro ventri per la procreazione del genere umano

Portiamo quindi in piazza questi assorbenti, simboli dei bambini mai nati e rinnoviamo la nostra condanna per le donne, che in maniera recidiva e immorale, li buttano via, manifestando così in modo inequivocabile, il loro disprezzo per la vita.

Movimento per la difesa dell'ovulo non fecondato

Flat

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Stiamo partecipando al FLAT al più presto nuove riflessioni,notizie, iniziative...
BENAZIR

Autodeterminazione è resistenza!

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Ieri pomeriggio super blitz al nuovo policlinico di Napoli nel reparto di ostetricia.
Una bomba a forma di pancione? no
Camorristi con la cuffia da infermier*?no
Una scena di RIS, carabinieri, la squadra o scuola di polizia? nemmeno.
7 uomini in divisa hanno fatto irruzione ieri pomeriggio al nuovopoliclinico per indagare su un interruzione di gravidanza di un fetomalformato.
I paladini del /Sacro Embrione/ cercavano un'irregolarità nellaprocedura di aborto, segnalata, dicono, da una telefonata anonima.Evidentemente il movimento per la vita sta studiando nuove forme di pressione psicologica, giocando anche sulla leggendaria arguzia delle nostre forze dell'ordine, sempre capaci di fiutare un vero reato!Infatti si trattava di una folle bufala...
La donna è stata spaventata, interrogata, messa sotto pressione dopo soli 20 minuti dall'aborto e con lei anche la sua vicina di letto.Criminalizzate entrambe in un momento così delicato.
Di cosa altro ci accuseranno? Cospirazione alla vita? Sovversione alruolo di madre? Capi di reato che fanno luccicare gli occhi alle alte gerarchie ecclesiastiche, ai pancioni del tubo catodico come Ferrara, a vecchi e nuovi fascisti che parlano da balconi, pulpiti, microfoni,salotti televisivi e aule del parlamento.Non si tratta di una fatto di cronaca e nemmeno di un ennesimo maisolato episodio che vede calpestati i diritti.
Quando si parla di donne purtroppo da un pò di tempo a questa parte si parla di una strategia di attacchi ripetuti e collegati tra di loro che mirano non a ledere ma a cancellare del tutto quei diritti che il movimento delle donne si è conquistato e che sono il requisito *minimo* per cui oggi si sentono meno casi di donne morte sotto i ferri da calza delle mannane per un aborto clandestino.
Questo non è un semplice comunicato, perchè come altre volte nella storia non ci limiteremo a denunciare ma resisteremo fino a quando non sarà solo la donna a scegliere per sè e l'autodeterminazione l'unico metro per giudicare le decisoni prese sul nostro corpoper info.degeneri@autistiche.org

IL DIARIO DI JANE SOMERS di Doris Lessing

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Feltrinelli, 1986

In questo romanzo, protagonista e narratrice in prima persona è Janna (piccola variante di “Jane”, lo pseudonimo scelto dall’autrice). Janna, donna bella ed elegante di quarantanove anni, caporedattrice di una rivista a larga diffusione, ha alle spalle un solido successo professionale costruito con efficienza e levigata crudeltà, conquistato a prezzo di rinunce nella vita privata. Ha reagito alla perdita di due persone che amava, il marito e la madre, accentuando il proprio self-control e il piglio manageriale che costituiscono il suo fascino. Un giorno, in farmacia, Janna conosce una piccola e vecchia signora, Maudie Fowler. Comincia un’amicizia incredibilmente stretta, un legame quasi simbiotico. Janna prende a condividere ed amministrare le manie, le fissazioni, le incallite abitudini di Maudie, i suoi malanni senili, e viene a contatto con un mondo disordinato e per lei dolorosamente affascinante. Quando Maudie, dopo lunghi mesi di malattia, muore, Janna ha un moto di rivolta. Sa che in lei d’ora in poi vivranno due persone, e forse molto persone, germi inattuali di esistenze mai vissute. L’avventura verso imprevedibili terre sconosciute, trasposto nel grigio ambiente della metropoli.

Doris Lessing è nata in Iran nel 1919 e nel 1949 si è definitivamente trasferita in Inghilterra. Nel 2007 ha vinto il premio per la Letteratura.





"E ora l’autobus. A quest’ora la zona si è già svuotata della gente che lavora, e l’autobus è pieno di donne. La massoneria delle donne, che siedono a proprio agio, cariche di borse e ceste, e si godono la corsa, la bella giornata. L’autobus alle dieci del mattino è un altro mondo: niente a che vedere con le corse dell’ora di punta.
Queste donne che tengono insieme le cose, che favoriscono i nostri importanti appuntamenti coi grandi eventi con le loro multiformi attività, così umili che, interrogate alla fine della giornata su quello che hanno fatto, spesso rispondono, Oh, niente.
Stanno andando a un negozio tre fermate più in là, a comperare la lana per fare un golfino al nipotino, i bottoni per un vestito, una gonna, o una spoletta di filo bianco, che non deve mai mancare, in casa. Stanno andando al supermercato, o a pagare la bolletta dell’elettricità, o a incassare la pensione. C’è una donna che sta andando dal cartolaio a comperare biglietti d’auguri per il compleanno dello zio Bertie, sessantaquattro anni, un biglietto per ogni membro della famiglia, che lo invierà poi a proprio nome. C’è un pacco da mandare a Città del Capo, a una nipote emigrata, che ha chiesto un particolare tipo di maglia intima che non si trova in Sud Africa, sembra. C’è un pacco di biscotti fatti in casa da mandare nel Galles, a una cugina. Alcune donne stanno andando a Oxford Street, una gita settimanale, o mensile, considerata vacanza, riposo, e passeranno ore e ore a provarsi vestiti, tenendo gli occhi ben aperti alla ricerca di indumenti adatti a mamme, figlie, mariti, figli. Tornano a casa, dopo parecchie ore di duro lavoro nei negozi, con una sottoveste, due paia di calze di nylon, e una borsetta. Tutte cose che avrebbero potuto comprare in High Street, che però non è così divertente. Più tardi passeranno a trovare i parenti relegati in casa, e porteranno loro oggetti di ogni tipo, speciali, come dentifrici in polvere, o una certa marca di pasticche per la gola: andranno all’ospedale e resteranno per ore a far compagnia alla nonna; andranno da una figlia a bere una tazza di tè o a prendere il nipotino da portare al parco. Lavorano tutto il giorno, queste donne, e il buon carattere che è il risultato della loro competenza nel lavoro che svolgono straripa e si sparge dentro l’autobus, e si parla del tempo, ci si scambiano sorrisi – in altre parole ci si offre consolazione e incoraggiamento a vicenda – e si fanno commenti umoristici sulla vita in generale, osservando i piccoli avvenimenti del marciapiede."

Buona lettura!

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Benazir propone dei libri, e delle pagine tratte da quei libri che parlano di donne. Donne giovani, donne anziane, donne che si rilassano, donne che lavorano, donne che pensano, donne che sentono...
Buona lettura!!!

Gender and vision : il ruolo femminile all'interno di tales di Henry James

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In some of James’s tales female characters appear to complement and counterbalance the male characters. To better comprehend many of James’s themes one can study the relationship between man and woman within different stories. This is not one of James’s main themes, but it can help with the comprehension of aspects such as: intimity, self-understanding, reification, otherness which are somehow linked to “vision”.
Analizing this relationship between the sexes throughout James’s tales some aspects of this “vision” will become apparent through a gender-based perspective.
In “The Aspern papers” the male character of the editor tries to enter the private world of a woman (Juliana) through another woman (her niece Tita), using her to obtain his objective. The editor establishes with Tita a relationship based on seduction, driving her towards himself.

I laid my hand on her arm, across the table, to stay her a moment.
What I want of you is a general promise to help me (98)

You might do a few things that I like (86)

He creates an intimity which is not the final objective but a means and which is not a guarantee of truth within the relationship.
In fact the relationship is based on his lies since he uses the woman as an instrument or even worse he doesn’t see her at all, blinded by his obsession. He considers her an object but she is in love with him so the relashionship is both opportunistic and asymmetric. The way the editor wants to possess Juliana’s private world (where his objective lies) is his gaze: to see his objective, penetrating the private feminine world is synonim for him of appropriation.

I turned my eyes all over the room, rummaging with them the closets, the chests of drawers, the tables. (109)

The identity between vision and possession turns out to be impossible at the end of the story: the desired object gets destroyed and Tita gets away from being completely abused and possessed. Maybe this impossibility of uniting vision and possession is due to woman’s nature: man’s eye can’t see the feminine’s sex organ entirely, so he can’t possess her completely.

In “The Beast in the Jungle”, as well as in “The Aspern Papers”, the relashionship between man and woman doesn’t come to a complete fulfillment although intimity is stronger in the first one and more sincere. There is still a big limitation in the relationship due to the self-centration of the male character (John Marcher). He still doesn’t see/conceive the female character (May Bartram) in her entirety as a person.

He was careful to remember that she had, after all, also a life of her own, with things that might happen to her, things that in friendship one should likewise take account of. (312)

He was quite ready, none the less, to be selfish just a little.
“Just a little”, in a word, was just as much as Miss Bartram, taking one day with another, would let him. (313)

May is fondamental for John in order to understand an obscure matter that he alone isn’t able to achieve. Their conversation is often about that matter only. She has the function of a listener, she helps him, advises him but John wants something from her, not her.

I understand you. I believe you. (310)

John Marcher asks her to watch toghether, identifying vision and comprehension: to see toghether means understand toghether the mistery that links them.

“Oh then, I’m to be present?” “Why, you are present-since you know.” “I see.” (310)

“It will only depend on yourself-if you’ll watch with me.” (310)

“Then you will watch with me?” “(…) If you watch with me you’ll see.” (311)

She, unlike him, succeeds in seeing.

So she had seen it, while he didn’t (…). (339)

The secret turns out to be her death which represents his incapacity of seeing and understanding, of seeing toghether because he has never seen her in her entirity. By the way, May dies in April, the month between March and May, in fact her death is the unknown matter that links Marcher and May.

In “The Jolly Corner” the male protagonist, Spencer Brydon comes to a consciousness thank only to the female character, Alice Staverton. He is obsessed by the idea of what he might have been and this possibility takes shape in a presence that he meets one night. Although he sees him with his eyes, vision is not sufficient to comprehension. He can’t realise that there is no identity between him and his phantasmagoria. It’s Alice Staverton, a woman, who states the difference between reality and imagination. This happens in a love relationship, it’s her love that states the difference: he is what he is because he is loved by her. Self-consciousness is possible thanks to her.

“There’s somebody-an awful beast (…). But it’s not me.” “No,-it’s not you.” (367)

He had been miracolously carried back. (365)

“You brought me literally to life(…)” (366)

Only in this last tale the relationship becomes complete. The female character has a great role in creating the possibility of a relationship in which the other is seen entirely. This is the way by which one can have a comprehension of the reality and of the self.

Beatrice

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Sulla scia della campagna cominciata da Giuliano Ferrara, anche Berlusconi fa propria la richiesta della moratoria all'Onu, come per la pena di morte. "Su queste materie la regola del nostro schieramento politico è la libertà di coscienza", premette il leader del Popolo della Libertà. Tuttavia "credo che riconoscere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, sia un principio che l'Onu potrebbe fare proprio, così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte pur dopo un lungo e non facile dibattito". Con questa presa di posizione Berlusconi cerca di tranquillizzare i vescovi preoccupati all'idea che l'Udc, partito che si richiama esplicitamente ai valori cattolici, abbia un ruolo marginale nel futuro Parlamento se non dovesse raggiungere un accordo con Berlusconi. Quella di Berlusconi vuole essere quindi una specie di garanzia avallata anche dal fatto che il Pdl, così come l'Udc, è nel Partito popolare europeo. A Berlusconi farebbe molto comodo avere il partito di Casini nel Pdl, ma naturalmente senza il simbolo dell'Udc. Altrimenti ognuno per conto proprio.

Da Repubblica.it

Isoke

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Testo poetico nel romanzo AKARA OGUN
Con alcuni versi in nostratico, la prima lingua del genere umano

I wewe we
ti amo nelle tua lingua
e nei giovani tratti del tuo corpo
nelle semplici incertezze del tuo dire
nell'espressione dei tuoi occhi illuminati dai tramonti di un villaggio lontano
con i riti di tuo nonno
che traccia a fuoco sul tuo viso e sul tuo petto
il segno indelebile di una identità.
I wewe we
ti amo nella tua lingua
che nessuno usa per scrivere poesie
che è povera cosa
per dire l'essenziale la famel a povertà il sogno la disperazionee
tutto ciò che ti sei portata dietro senza bisogno di valige o di falsi documenti nel tuo migrare.
Ti amo nella tua lingua
con cui altri ti insultano ti minacciano ti spaventano
perché tu sei qui con quei segni sul viso e sul petto
marchio indelebile della tua schiavitù
che ti rende serva di ognuno e femmina di tutti.
I wewe we
per questo ti amo nella tua linguae
ti racconto una vita diversa
I wewe we
mia Eva nera primate selvatico e tenero
che piange piccole lacrime se non mi capisce,
ma gode con me un piacere eterno
e traccia a fuoco nella mia anima il segno indelebile del nostro amore
e della nostra schiavitù di esseri terreni in viaggio mano nella mano,
una mano ruvida in una mano stanca,alla ricerca di un guado.

Kelha wetei akun khala
Kalay palheka na weta
Sa da akeeja ala
Jako pele tuba were [nota]
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempoessa ci conduce alla dimora dei nostri antenati ma coloro che hanno paura delle acque profonde non potranno mai raggiungerla.
I wewe we.

Tratto dal blog de "La ragazza di Benin city"
Il Progetto "La ragazza di Benin City" è un esempio unico al mondo di riscatto umano, politico, sociale e culturale. Nelle sue articolazioni mette insieme uomini che sono o sono stati clienti di prostitute e donne prevalentemente immigrate che sono o sono state vittime della tratta.

Lavoro

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"Lo chiamano Amore.Noi lo chiamiamo lavoro non retribuito.La chiamano frigidtà.Noi la chiamiamo assenteismo.Ogni volta che ci mettono incinte contro la nostra volontà, è un incidente sul lavoro.Ma l'omossessualità è il controllo degli operai sulla produzione, non la fine del lavoro.Più sorrisi?Più soldi.Niente sarà più efficace per distruggere le virtù di un sorriso.Nevrosi, suicidio, dessessualizzazione : malattie professionali della casalinga."

Silvia Federici "Il diritto all'odio"

"Il lavoratore ha la risorsa della sindacalizzazione, dello sciopero; le madri sono isolate l'una dall'altra,nelle proprie case, legate strette ai bambini da modi misericordiosi.I nostri scioperi piùselvaggi si manifestano più spesso sotto forma di dis-astri fisici o mentali."

Adrienne Rich "Nascere di una donna" 1980

Femministe lesbiche ai tavoli

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Dopo la manifestazione del 24 Novembre le donne hanno deciso di riunirsi....
23-24 Febbraio a Roma due giornate di confronto e di elaborazione.
Lanciamo, insieme, una campagna permanente di lotta contro tutti i tentativi di limitare la nostra libertà ed autonomia, costruendo iniziative in tutte le città il prossimo 8 marzo!

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Martedì 5 febbraio 2008 - ore 20.45 -
sala Elisabetta Lodi(via San Giovanni in Valle) Verona
ASSEMBLEA NO VAT
con:Roberto Aere: Facciamo Breccia Verona, Circolo Pink
Fabiola Correale: collettivo femminista Le Ribellule, collettivi universitari romani
Flavia D'Angeli: Sinistra Critica
Sabato 9 febbraio 2008 - Roma
Manifestazione nazionale NO VAT
Pullman da Verona ore 5.30 circa da Via Città di Nimes (Porta Nuova Verona)
info e prenotazioni: Gianni 348/2634126, Enrico 349/2322876, Marco 347/2592560